venerdì 30 ottobre 2015

Il Vaccino

foto di Uwe H. Friese, Bremerhaven 2003
"Betta scusa, fammi capire, quindi Lucia non è ancora vaccinata?”, chiese la ragazza.
Elisabetta scosse il capo dicendo ”No di certo, sorellina. Non voglio mica farla diventare autistica”.
°I vaccini sono il male”, disse un’altra ragazza, Marta o Maria o qualcosa del genere.
“Sono stati creati dalle multinazionali per fare i soldi”, aggiunse una bionda mentre le altre annuivano.

Elisabetta aveva invitato la sorella alla festa di compleanno della figlia Lucia. In quesi giorni compiva quattro anni. Lei e una torma di ragazzini scorrazzavano per la casa mentre le mamme guardavano la ragazza come se fosse un alieno venuto a rapire, o peggio, a infettare i loro pargoletti.
La ragazza si strinse le labbra mordendole a sangue prima di rispondere: “Quella che i vaccini fanno venire l’autismo è un’invenzione di un ex-medico gallese, Wakefield che, d’accordo con gli avvocati, pubblicò un articolo falso su Lancet per truffare le assicurazioni. Quando se ne sono accorti, hanno ritirato l’articolo e radiato Wakefield dall’albo dei medici. Ora lui fa il santone negli Stati Uniti. Nel frattempo, guarda caso, nella zona del Galles dove lui ha fatto danni c’è una epidemia di morbillo”.
“Noi vogliamo salvare i nostri figli dalle compagnie farmaceutiche”, disse la bionda.
“Ammazzandoli o facendoli finire in un polmone d’acciaio”, stava per rispondere la ragazza. Aveva le armi per  controbattere: immunità di branco, costi bassi dei vaccini, milioni di vite salvate, vaiolo debellato.
Elisabetta scosse il capo. “È la tua opinione contro la mia, e Lucia è  figlia mia”.
La ragazza incontrò lo sguardo duro della sorella maggiore, l’unica – anche se non lo avrebbe mai ammesso – ad esser più testarda (e più forte) di lei e si convinse che doveva lasciar perdere. Sorrise e disse: ”Beh, del resto le mamme sanno istintivamente quello che è meglio per i propri figli. Non c’è scienza che tenga contro l’istinto!”. Il sarcasmo non fu notato dal gruppetto di amiche che annuirono rilassandosi. Dopo un attimo sfoggiò il suo migliore sorriso disse: “Siete proprio bellissimissime con i vostri bambini, vi posso fare una foto?”
Tutte annuirono contente e la ragazza scattò qualche foto con il suo smartphone. “Se mi date il vostro indirizzo di posta elettronica ve le spedisco”, disse prima di andar via.
Uscita dal palazzo guardò le foto: erano veramente dei bei bambini, ma sua nipote Lucia era di gran lunga la più bella di tutti.
Aprì la rubrica elettronica e selezionò un numero. Risposero. In inglese disse: “Nikolay? Ti ricordi quando mi avevi invitata ad uscire con te? Che ne diresti invece di venire a pranzo da me? Prima però mi serve una cosa. E a tavola non ti azzardare a parlare di lagrangiane e meccanica analitica”.

Qualche domenica dopo Elisabetta era a pranzo – con la piccola Lucia – dalla sorella.
“E Giovanni?”, chiese lei.
“C’era la Champions o qualcosa del genere. Non volevo disturbare, ma con il calcio gli amici di mio marito si scatenano”.
“Ma che disturbare, tanto avevo già invitato Nikolay”.
Nikolay – che non parlava italiano – sentì il suo nome e sorrise spaesato.
“Guarda che ti ho preparato, tutto naturale: risotto burro, salvia e ortiche, patate novelle, pesce al cartoccio. Tiramisù ipocalorico per noi e speciale per Lucia”, disse la ragazza mentre serviva la prima portata.
“Incredibile”, disse Elisabetta mentre assaggiava il riso, “non pensavo sapessi cucinare così bene”
“Ti ho sorpreso, vero?”, le chiese la sorella.
“Voglio sorprenderti anch’io: sto cambiando la mia opinione sui vaccini, sia su MammeEDonne che su GenitoriNaturali ci sono vari articoli che mostrano come in effetti i rischi siano minimi e che, forse, le multinazionali non ci guadagnano poi così tanto come con i prodotti di bellezza”
“Non mi dire che hai finalmente deciso di vaccinarla”, le chiese la ragazza.
“No, ancora non sono sicura. SvegliatiMamma! e CureUnSaccoAlternative sembrano ancora contrari, ci devo pensare su”.
“Come hai detto che si chiamano i siti?”
Elisabetta ripeté i nomi degli indirizzi internet e poi disse, “Non sapevo ti interessassi di queste cose”
“Li ho scoperti di recente”, rispose lei con un sorriso ambiguo, “sono molto peculiari”.
“Un’altra sorpresa”, sorrise Elisabetta.
Dopo pranzo Lucia, che aveva mangiato tre fette di tiramisù, iniziò a sbadigliare assonnata.
”Se vuoi fare un pisolino puoi andare in camera mia”, disse lei.
“Grazie zia”, rispose la bambina sorridendo.
“È molto educata”, si complimentò Nikolay.
“Grazie”, rispose Elisabetta raggiante.
“E così precoce”, aggiunse la zia. “l’altro giorno mi ha regalato un disegno del sistema solare con tutte le lune e i pianeti”.
La ragazza sorrise. “Vado a preparare il caffè, Nikolay tu puoi far compagnia ad Elisabetta per favore?”, disse in inglese.
Nikolay annuì senza dire nulla.
“Scusami, abbiamo monopolizzato la conversazione”, disse Elisabetta in inglese.
“È un buon esercizio di italiano, anche se devo confessare che non ho capito molto”.
“Non ti preoccupare, noi due parliamo sempre alla velocità della luce, nessuno ci capisce”. Elisabetta guardò verso la cucina, poi con fare sospetto chiese, “Sei il suo ragazzo?”
“No, no!”, rispose lui.
“Ma ti piace?”, la incalzò Elisabetta.
Dopo un attimo di esitazione lui ammise sottovoce, “Sì”.
“E allora datti da fare”, sono mesi che è single.
Lui sgranò gli occhi e scosse la testa spaventato. “È troppo pericoloso”.
Elisabetta aggrottò lo sguardo e stava per chiedere delucidazioni quando dalla camera da letto udì le grida della figlia, “Mamma, brucia, fa male!”
Corsero dalla bambina che si agitava grattandosi il viso. “Fa male mamma fa male!”
“È tutta rossa!” esclamò Elisabetta.
“Ha la febbre?”, chiese la sorella che era giunta di corsa.
La mamma poggiò le labbra sulla fronte della bambina e scosse il capo.
“Portiamola dal dottor Salla, abita qui al secondo piano”, disse lei.
Nonostante fosse domenica, il dottore era in casa e fu lieto di visitare la bambina. Mentre aspettavano nel soggiorno, Nikolay e la ragazza sentivano il dottore che sgridava Elisabetta per non aver vaccinato la figlia e la madre tra le lacrime che lo pregava di fargli al più presto le prime iniezioni.
Nikolay chiese all’amica: “Qual è il tuo piano?”
“Quale piano?”
“Non lo so. Ma prima mi chiedi di procurarti un virus per smartphone, poi mi inviti a pranzo per la prima volta e, guarda caso, tua nipote si sente male”.
“Ho visto che alla fine hai portato i libri di meccanica analitica, forse conviene rivedere le equazioni di Hamilton-Jacobi ”.
“Non ti azzardare a cambiare discorso. Che hai fatto?”
“Niente. Quasi”.
Dopo alcuni minuti in silenzio riprese sottovoce: “Quando ho detto che sarei andata in cucina, invece di preparare il caffè ho accarezzato Lucia con l’ortica sulle braccia e sul viso”
“Quella del riso?”
“Ne avevo lasciata un po’ da parte per lo scopo”.
“Lo scopo? Ma tua nipote è tutta arrossata e piange come una disperata. E poi se si svegliava e ti vedeva?”
Lei mugugnò qualcosa.
“Come?”
“Rum. Il tiramisù di Lucia era carico di rum”.
“Ma non è pericoloso?”
“Nostra madre lo ha usato per anni quando eravamo piccole e vivaci”.
“Ah… nostra madre usava la vodka”, sorrise Nikolay. Poi riprese: “Quindi io ti servivo per controllare tua sorella in camera da pranzo. Un buon piano. Ma non ti dispiace neanche un po’?”
“Certo che mi dispiace ma ho una nipote sola e non mi va che la portino in giro senza averla vaccinata”.
“Ma non è una decisione che spetta ai genitori?”
“No se mettono a repentaglio la vita dei figli. Il padre pensa solo al calcio ed è meglio così. Elisabetta è una brava persona. Ma è sempre stata cocciuta quanto influenzabile: sin da bambina le facevo fare quello che volevo. Del resto hai visto tu stesso che ha cambiato opinione sui vaccini”.
“Si lo stava dicendo, a pranzo, vero? Quella parte l’ho capita perché…”, poi si interruppe. “Ahhh ecco a cosa ti serviva il virus!”
“Ho mandato a lei e a quelle cerebrolese delle sue amiche qualche foto che avevo scattato giorni fa a casa sua. Allegato alle foto c’era il tuo virus e…”
“Ma serve per creare falsi siti web bancari per rubare le password. Almeno stando a quanto mi hanno detto i miei amici”.
“Esatto, e lo fa intercettando la richiesta che il cellulare fa di un sito web e mandandolo su un’altra pagina finta. In pratica mi permette di alterare a piacimento i testi di qualunque sito. È bastato rimpiazzare le bufale con un po’ di articoli seri, scritti in tono complottistico e le oche ci sono cascate in pieno”.
“Ma non hanno l’antivirus?”
“A parte che quella roba dei tuoi amici buca qualunque sistema operativo, loro vivono sul cellulare e non ci hanno messo neanche un ombra di protezione. Chissà, forse temono che anche i loro smartphone possano diventare autistici”.

IV episodio di una serie:

(apparsi originariamente su scientificast.it)