mercoledì 4 dicembre 2013

Il giapponese della tavola: dalle mense scolastiche a Fukushima

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La parola corrispondente al nostro "buon appetito" nella lingua giapponese è “itadakimasu” (いただきます), letteralmente “ricevo [questo cibo]”. In generale,  itadaku è la forma cortese  e formale di “morau”: Entrambe significano “ricevere”, ma la prima è utilizzata per enfatizzare l’importanza della persona che dà l’oggetto rispetto a chi lo riceve.
La figura è tratta  dal volantino della mensa degli alunni elementari in Giappone. Nella spiegazione per i giovani studenti è posto l’accento non solo su chi ha preparato il pasto, ma sul fatto che lo si riceve da  animali e vegetali che – volenti o nolenti – hanno dato la loro vita per nutrirci.
Il concetto di rispetto non si limita agli animali utilizzati in cucina, ma anche a quelli negli esperimenti scientifici: ad esempio una volta l’anno negli istituti di ricerca viene effettuata una cerimonia in suffragio delle cavie utilizzate per sviluppare vaccini e cure per l’uomo.
Al termine del pasto...
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