martedì 24 settembre 2013

La Legge su Fukushima, due pesi e due misure?

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Nessuno dei dirigenti TEPCO sarà processato per l'incidente di Fukushima.
L'ufficio distrettuale di Tokyo ha infatti  ritenuto (9/9/2013) che non sia  possibile o necessario procedere penalmente contro la TEPCO  per negligenza o per non aver realizzato strutture di protezioni sufficienti a proteggere la centrale.  Anche membri del governo Kan sono stati scagionati dall'aver causato ritardi nelle operazioni di messa in sicurezza della centrale. Questo è il risultato di indagini frettolose ed approssimative, senza una reale acquisizione di documenti della TEPCO o una perquisizione dei loro uffici o della corrispondenza dei dirigenti.
In sostanza, le protezioni alla centrale sono state ritenute adeguate al rischio tsunami stimato (sempre dalla TEPCO). Questo a discapito di rapporti archeologici che mostravano come circa mille anni fa ci fosse stato un maremoto analogo le cui acque penetrarono per decine di chilometri nell'entroterra, proprio come accadde per l'evento del 2011.
Inoltre, archeologia a parte, va ricordato che l'incidente alla centrale è  da attribuirsi alla sciagurata scelta di installare  i generatori di emergenza nei sotterranei degli edifici lato mare. I reattori 5 e 6, serviti da generatori posti su terreno rialzato, non hanno infatti avuto alcun problema. Va anche che almeno due dipendenti della centrale sono morti perché mandati ad investigare lo stato dei reattori dopo la prima onda dello tsunami. Quando la seconda onda, più alta e più intensa (come noto  a chi studia questi eventi e a chi deve prepararsi ad affrontarli ) si abbatté  sulla centrale, li uccise.
Oltre ai due dipendenti, l'incidente alla centrale nucleare ha causato circa 1500 morti (non per radiazione) soprattutto tra le persone anziane e malate, costrette ad evacuare  nelle  frenetiche ore dopo le prime esplosioni (chimiche) dei reattori. Al momento risultano sfollati  almeno 150,000 persone.  

  
D'altro canto, un tribunale giapponese ha condannato la direzione di un asilo privato a pagare 117 milioni di yen come risarcimento alle famiglie dei cinque  bambini rimasti uccisi quando l'autobus su cui  viaggiavano  fu spazzato via dalle onde. L'autista non era preparato a gestire l'emergenza e non  diresse il suo mezzo verso  le colline, recandosi invece verso la costa. In questo caso il direttore dell'asilo è stato dichiarato colpevole di non aver previsto la possibilità dello tsunami  ed addestrato adeguatamente il suo personale a gestire l'emergenza.  

Radioattività e cesio nel suolo di Fukushima
La contaminazione in Giappone
Per aggiornamenti  sul diritto giapponese va ricordato  l'ottimo  blog di Andrea Ortolani
Per aggiornamenti sulla situazione a Fukushima il blog di unicolab.