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mercoledì 17 aprile 2013

Italia del Futuro: inaugurazione a Tokyo della mostra scientifica e tecnologica


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Nell'ambito delle attività dell'Italia in Giappone 2013 si è svolta ieri l'inaugurazione della mostra Italia del Futuro. Partecipanti -  tra gli altri -  il Presidente dell'INFN Ferroni, del CNR Nicolais, del RIKEN Noyori, della JSPS Anzai.

Dopo l'intervento dell'Ambasciatore Giorgi,  molto attento alle problematiche dello scambio scientifico e tecnologico tra l'Italia ed il Giappone, vi sono stati gli interventi dei partecipanti, moderati dall'addetto scientifico Alberto Mengoni.
Il Presidente dell'INFN Prof Fernando Ferroni, presenta
l'esperimento JEM-EUSO, una delle attività di collaborazione tra
 Italia e Giappone nelle  ricerca in fisica  fondamentrale 
Tra questi, Ferroni ha presentato le attività principali di collaborazione tra Italia e Giappone, tra cui Opera (fascio di neutrini dal Cern al Gran Sasso), JEM-EUSO, un rivelatore di raggi cosmici di ultra-alta energia dalla stazione spaziale e SuperKEK B. 
Molto interessanti sono stati gli inteventi dei gaipponesi, soprattutto della JSPS Anzai. La JSPS è un organismo centrale preposto all'assegnazione di fondi in Giappone: inoltre promuove scambi internazionali invitando ricercatori e studenti dall'estero in Giappone. 



Il Presidente del RIKEN Ryoji Noyori,
 Premio Nobel per la Chimica 2001
Gli interventi  contributi del Direttore dell'IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) Roberto Cingolani e di Paolo Dario (Isitituto di Biorobotica, Scuola Superiore di Sant'Anna) hanno introdotto la dimostrazione del robot iCub, un interessante e simpatico automa open-source ed open-platform che coniuga tecnologia avanzatissima con un gusto artistico che ne facilita l'interazione con l'uomo (punto fondamentale se  dovranno essere usati in asili e case per anziani).
Il Presidente della JSPS, Yuichiro Anzai

La mostra è allestita all'Istituto Italiano di Cultura in Tokyo: non è molto grande ma presenta molti interessati stand con cui è possibile interagire con le tecnologie sviluppate in Italia,  spesso in collaborazione con il Giappone.



Tasto dolente  per l'Italia del "Futuro" è l'assenza di prospettive per il precariato della ricerca: questo è un problema che si riscontra anche in Giappone (molti post-doc, poche posizioni permanenti), dove però gli sbocchi professionali nelle università o nell'industria (che riconosce l'esperienza acquisita) sono maggiori che in Italia. Inoltre, come puntualizzato da Ferroni, in Giappone vi è un ente nazionale, la JSPS, che promuove lo scambio di ricercatori e studenti con l'estero, mentre nel nostro paese questo è lasciato alle iniziative dei singoli enti sui  pochi fondi ed evanescenti fondi.
Se l'Italia è il paese dove si riesce a compensare la carenza di risorse con l'iniziativa e l'inventiva personale, sarà difficile riuscire a recuperare un trend negativo che prosegue da anni (e con scarsissimo ricambio di personale) e che non accenna ad invertire direzione.


Il Robot iCub


giovedì 11 ottobre 2012

Il Frullatore degli Enti di Ricerca

Il proposto organigramma del nuovo super-ente di ricerca
Cosa hanno in comune l'Istituto di Fisica Nucleare, l'Istituto di Studi Germanici, la stazione zoologica A.- Dohm?


Se avete risposto "Probabilmente nulla, ma che mi frega, frullandoli tutti insieme posso far finta di risparmiare una frazione di quanto viene rubato dalla politica", siete buoni candidati a ricoprire la carica di Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca.

E' infatti di queste ore la notizia del Sole 24 Ore di un Disegno di Legge per sciogliere tutti gli enti di ricerca, inclusa l'Agenzia Spaziale Italiana, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'INAF e altri istituti.

Dopo i tagli alla ricerca, giunti paradossalmente il giorno dopo la scoperta del bosone di Higgs (con un risparmio pari a 570 metri di metro c viene fuori quest'altra proposta di un mega-accorpamento di enti ed istituti completamente diversi tra loro. Il risparmio non è noto, ma l'articolo riporta il totale del costo di TUTTI gli enti: 1.655.114.653 euro. 
Tra tutti citiamo i 600mila euro del bilancio dell'Istituto di Studi Germanici, inferiore al costo della tangente media o della ruberia tipica uscita in questi giorni cui giornali.



L'accorpamento degli enti di ricerca si è sempre dimostrato storicamente inefficiente e dannoso: abbiamo avuto l'esempio della cancellazione dell'Istituto di Fisica della Materia o dell'accorpamento che ha formato l'INAF. 

La giornalista Claudia di Giorgio, nel suo blog suggerisce che questo sia il solito trucco di spararla grossa per poi ridurre il bersaglio e cancellare tutti gli enti minori salvo tre (di cui una è un'Agenzia Spaziale, quindi diversa per molti aspetti). 

Qui c'è anche una interessante analisi di Roberto Battiston su "Le Scienze" sugli errori ed orrori storici della miope politica della ricerca italiana degli ultimi decenni.

Vedremo quale sarà l'esito di questa ennesima folle proposta. E' comunque sconfortante vedere come  - in nome di un palesemente finto efficientismo - si stia distruggendo un pezzo per volta la capacità di innovazione e ricerca del nostro paese, creando danni a strutture, personale, dipendenti, fino agli studenti. Danni che richiederanno decenni per essere riparati, sempre che arrivi il giorno che se ne avrà voglia.


martedì 10 luglio 2012

Dopo l'Higgs il Buco Nero - ovvero i tagli della spending review messi a confronto

Il tempismo con cui la spending review del governo ha massacrato gli enti di ricerca, in particolar modo l'INFN è quasi comico. 
Ad ogni ente viene applicato un criterio burocratico-percentuale che non tiene conto di efficenza e produzione scientifica, peraltro dopo aver fatto spendere soldi e tempo per una valutazione (con criteri discutibili) di tutti i "prodotti della ricerca". Ad esempio l'INFN, appena reduce dalla scoperta del bosone di Higgs, ottenuta con il sangue ed i sacrifici di decine di precari (che non troveranno mai lavoro  nella ricerca italiana), si vede tagliato del 10% il suo budget e del 30% e più i fondi per la ricerca. 
I confronti con altre voci di spesa sono nelle figure sotto. A ciascuno le sue conclusioni.