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giovedì 6 agosto 2015

Yoshio Nishina: Lo scienziato che tentò di scongiurare Nagasaki

Nishina (a destra) implora inutilmente i militari americani di non gettare i ciclotroni nella baia di Tokyo

Parleremo di questo argomento con gli amici di Radio3Scienza alle 11:30 italiane del 6 Agosto:  http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-1314fddc-9281-42dc-9229-297d4febf5c8.html?refresh_ce

Il 6 Agosto 1945 la città di Hiroshima fu rasa al suolo dal primo ordigno nucleare della storia: circa 140.000 giapponesi furono uccisi istantaneamente dall’esplosione o morirono successivamente a causa delle ustioni e delle radiazioni.
La bomba, denominata Little boy, era di concezione semplice quanto efficace: un esplosivo convenzionale lanciava un cilindro cavo di uranio verso una serie di dischi dello stesso materiale. Il materiale fissile raggiungeva un peso complessivo di 64 chili, superiore alla massa critica necessaria per innescare una reazione nucleare a catena dal potere distruttivo di 11 chilotoni, equivalente cioè a 11.000 tonnellate di esplosivo convenzionale.
Solo grazie agli enormi mezzi ed investimenti degli Usa – più di due miliardi di dollari dell’epoca, convogliati nel segretissimo progetto Manhattan – fu possibile impiegare a fini bellici le ultime scoperte della fisica nucleare. Liberando le energie che tengono insieme i nuclei atomici, si sviluppava una forza distruttiva milioni di volte più potente di quella degli esplosivi chimici basati sui meri legami molecolari.

A posteriori, la corsa agli armamenti nucleari del Secondo conflitto mondiale, non ebbe contendenti: nonostante i molti tentativi, i tedeschi non si avvicinarono mai all’arma finale sognata da Hitler. Nel marzo 1945, quando la disfatta era ormai vicina, i nazisti imbarcarono le loro ultime scorte di ossido di uranio, poco più di mezza tonnellata, sull’U-Boot 234 e lo spedirono verso il Giappone. Il sottomarino non giunse però mai a destinazione: nel maggio 1945, mentre era in viaggio, la Germania capitolò ed il sottomarino si arrese alla marina statunitense. Due ufficiali giapponesi presenti a bordo del vascello, Hideo Tomonaga e Shoji Genzo si suicidarono piuttosto che cadere in mano al nemico.
Anche il Giappone aveva ben due programmi di sviluppo di armi nucleari, il Ni-go, progetto numero 2, gestito dal fisico teorico Yoshio Nishina, presso il Riken, istituto di ricerca di Tokyo, ed il progetto 'F' presso l'università di Kyoto, sotto la guida di Bunsaku Arakatsu, già allievo di Einstein e costruttore di uno dei primi acceleratori di particelle giapponesi. Nishina – considerato il padre della fisica moderna in Giappone – disponeva al Riken di un laboratorio con circa cento persone e due ciclotroni ma la maggior parte delle sue attività rimase a livello di ricerca pura, senza applicazioni belliche.

Il problema principale della costruzione di ordigni nucleari è infatti quello di separare gli isotopi di uranio e plutonio utilizzabili per scopi bellici. La carenza di fondi e di materie prime non consentirono ai progetti giapponesi di fare molti passi avanti. I pochi progressi fatti si interruppero poi nell'aprile 1945, quando la maggior parte degli edifici del Riken fu distrutta a seguito dei continui bombardamenti su Tokyo. La maggior parte delle città giapponesi, infatti, erano già state rase al suolo da bombardamenti convenzionali: il solo raid del 9 marzo sulla capitale causò più di 125.000 morti, soprattutto a causa degli incendi innescati dall’enorme quantità di bombe incendiarie costitute di semplici ma speciali tondini imbevuti di sostanze incendiarie.
Hiroshima, invece, fino a quel momento era stata risparmiata dalle distruzioni della guerra perché i militari statunitensi volevano conoscere con precisione i danni causati dal nuovo tipo di bomba. Dopo l’esplosione, Nishina riuscì a raggiungere quello che restava di Hiroshima solo il 7 agosto. Già altri suoi colleghi avevanoconfermato, in una serie di rapporti, che l'ordigno utilizzato era – come peraltro dichiarato dal presidente Usa Truman – di tipo nucleare. Le evidenze, incontrovertibili,  furono indicate in una dettagliata lista redatta dal fisico giapponese: tegole fuse(che implicavano temperature superiori a 2000 gradi), l’elevata radiazione residua nell'area colpita(talmente intensa da riuscire ad impressionare le lastre a raggi X negli ospedali) e l’impressionante onda d’urto, in grado di spazzare via tutti gli edifici nel raggio di 1,6 chilometri, risparmiando solo alcune costruzioni in cemento armato.
Tuttavia i rapporti che raggiungevano Tokyo erano contrastanti e  i militari giapponesi, che speravano di poter continuare la guerra ad ogni costo,  preferirono ipotizzare su bombe al fosforo o al magnesio piuttosto che ammettere l’esistenza di una bomba atomica. Il resoconto di Nishina, che implorava la resa, arrivò solo il 9 agosto, troppo tardi per prevenire il bombardamento di Nagasaki, avvenuto in quello stesso giorno. In questo caso l’ordigno, Fat Man, era basato sul plutonio, con un innesco ad esplosivo convenzionale per comprimere la sfera di 6 kg di materiale fissile oltre il raggio critico. La complessità della bomba era tale che un prototipo era stato fatto esplodere poco meno di un mese prima nel Nuovo Messico. L'esplosione di Nagasaki fu pari a 21 chilotoni con più di 65.000 morti; fu solo la conformazione del terreno ad evitare danni maggiori e molte più vittime.

Il ciclotrone (a sinistra) viene gettato nella baia di Tokyo (destra)


A 50 km dal luogo dell'esplosione fu rinvenuta una capsula – lanciata da un aereo di scorta del bombardiere – contenente una lettera indirizzata a Ryokichi Sagane, fisico del Riken che prima della guerra aveva lavorato in California. Si trattava di un messaggio personale di tre ricercatori statunitensi che chiedevano a Sagane di convincere lo Stato maggiore giapponese alla cessazione delle ostilità. Sagane ricevette la lettera solo un mese dopo, e nel 1949 uno degli autori, Luis Alvarez – premio Nobel per la fisica nel 1968 – appose la sua firma autogafa su quella commovente quanto inutile missiva.

È ancora storicamente dibattuto se la resa immediata del Giappone dopo Hiroshima avrebbe potuto evitare il bombardamento di Nagasaki e soprattutto se la cessazione delle ostilità sia avvenuta per 'merito' delle armi nucleari o piuttosto sia stata causata dall'entrata in guerra della Russia sul fronte della Manciuria, sempre in quel fatidico 9 agosto 1945.


Con la cessazione delle ostilità, gli americani confiscarono i ciclotroni del Riken in quanto formalmente coinvolti nel programma bellico giapponese. Nonostante la strenua opposizione di Nishina i ciclotroni furono gettati nella baia di Tokyo. A distanza di anni questo gesto fu di aiuto agli scienziati giapponesi: sull'onda dell'indignazione di tutto il mondo per il sopruso dei militari, infatti, riuscirono ad ottenere finanziamenti per costruire nuovi e più potenti acceleratori. Negli anni successivi il Riken divenne uno degli istituti di frontiera in questo campo dando poi vita al KEK, Istituto degli acceleratori di alte energie, e realizzando enormi e modernissime strutture come la sorgente di luce di sincrotrone Spring-8, un impianto che viene utilizzato in tutti i campi scientifici, tecnici ed ingegneristici, spaziando dalla fisica applicata alla biologia, dalla geologia all’ingegneria. 

sabato 7 dicembre 2013

Pearl Harbor

USS_California_sinking-Pearl_Harbor «Lo sapevate? Lo sapevate?», esplose stupefatto Adriano; mai la verità gli era parsa tanto lampante ed evidente come adesso.
«Certo che lo sapevamo, imbecille!», vomitò il generale McKenzie in un impeto di rabbia. «La finta provocazione, seguita dall’oltraggiata risposta è il canovaccio ideale per muovere una popolazione pavida e affogata nei suoi problemi quotidiani. È una tattica talmente buona che continuano a usarla anche oggi. Senza neanche un tocco di originalità… tanto chi se ne accorge?»
[da Grikon]
Il 7 Dicembre ricorre l'anniversario dell'attacco giapponese contro la base di Pearl Harbor, nelle Hawaii. In due  ondate di attacchi, circa 200 caccia e bombardieri, partiti da una task force di 6 portaerei,  danneggiarono tutte le corazzate e molti incrociatori  alla fonda nel porto, cogliendo i militari di sorpresa e causando circa 2400 vittime.
Impeccabile dal punto di vista tattico, la vittoria fu un fallimento dal punto di vista strategico. La maggior parte delle navi furono riportate a galla e molte di esse ripresero servizio nel secondo conflitto mondiale. Inoltre le portaerei, vera chiave della guerra del Pacifico (a partire proprio dall’attacco di Pearl Harbor) avevano lasciato la base giorni prima per una serie di esercitazioni.
800px-PearlHarborCarrierChart
La rotta seguita dalla flotta giapponese per attaccare Pearl Harbor
(da qui)
Inoltre, a causa di una serie di ritardi nella stesura della dichiarazione di guerra , l'attacco avvenne prima che gli Stati Uniti fossero informati dai canali diplomatici. Lo shock della popolazione per il proditorio attacco portò gli USA - sino ad allora neutrali - a dichiarare guerra al Giappone ed altre potenze 
[continua a leggere su burogu00]

martedì 6 agosto 2013

Il bombardamento di Hiroshima, gli scienziati giapponesi e Nishina




Yoshio Nishina2.JPG
Yoshio Nishina (1890-1951)
Il 6 Agosto 1945 un ordigno nucleare fu lanciato sulla città di Hiroshima, causando circa 140,000 morti, tra decessi immediati e per successivi tumori. 
La bomba era  relativemente semplice: un cilindro  di uranio entrava in un tubo, sempre d'uranio, facendo raggiungere la massa critica per innescare una reazione nucleare a catena. Il potere distruttivo fu di circa 11,000 tonnellate di esplosivo convenzionale[1].
Il Giappone aveva un suo programma di ricerca sulle armi nucleari, ma non aveva fatto molti progressi.  Tra i partecipanti al progetto, il fisico teorico Yoshio Nishina, poi noto per la formula Klein-Nishina, (probabilità di emissione di fotoni da parte di un elettrone).
Schema di 'Little Boy'
la bomba all'uranio usata
contro Hiroshima
Exposed X-ray film
Lastra fotografica impressionata dai raggi X
della radiazione della bomba nucleare.
I raggi X penetrarono il cemento e il piombo in cui
le lastre erano contenute (da qui)
Nishina riuscì a raggiungere quello che restava di Hiroshima solo l'8 agosto. Già altri suoi colleghi avevano scritto, in una serie di rapporti, che l'ordigno utilizzato era - come dichiarato dal presidente Truman - di tipo nucleare. I militari negavano strenuamente la possibilità, ipotizzando bombe al fosforo o magnesio e speravano di poter continuare la guerra. Le evidenze erano però incontrovertibili: fusione delle tegole che implicava più di 2000 gradi, impressione delle lastre a raggi X negli ospedali, radiazione residua nell'area colpita... e lasciavano poco spazio alle speculazioni.
Tuttavia i rapporti che raggiungevano Tokyo erano contrastanti e quello di Nishina arrivò solo il 9 agosto, il giorno del bombardamento di Nagasaki. (Qui  un dettagliato ed interessante resoconto dello stato della ricerca nucleare in Giappone nella seconda guerra mondiale e la reazione degli scienziati alla notizia della bomba)[2].
E' ancora storicamente dibattuto se la resa immediata  del Giappone dopo Hiroshima avrebbe potuto evitare il bombardamento Nagasaki (in quel caso la bomba era al plutonio, con un innesco di esplosivo convenzionale per comprimere la sfera di plutonio oltre il raggio critico. I costruttori erano 'curiosi' di sapere se avesse funzionato e quanta era la sua effettiva potenza). 

E' inoltre ancora dibattuto se la resa sia avvenuta per 'merito' delle armi nucleari o piuttosto causata dall'entrata in guerra della Russia, sempre il fatidico 9 agosto 1945. 

Il quotidiano Asahi Shimbun dedica una serie di pagine ai  racconti dei superstiti, esposti  sia al dolore immediato che a lungo termine, spesso combattendo anche con  l'ostracismo dei loro stessi connazionali.  


[1] Le bombe di Hiroshima e Nagasaki furono molto piccole se confrontate con le bombe all'idrogeno, più di 1000 volte più devastanti: per dare un'idea, su Roma le prime due distruggerebbero 'solo' qualche rione in centro, mentre quelle a fusione da 10Mt spazzerebbero via tutto quello che c'è entro il Raccordo Anulare. Qui un applicazione che confronta la potenza delle armi nucleari in circolazione.

[2] Dopo la guerra gli americani buttarono i ciclotroni del RIKEN nella baia di Tokyo come atto di ripicca. Involontariamente fecero un favore agli scienziati giapponesi, che poterono chiedre finanziamenti per costruire acceleratori migliori. Il RIKEN divenne uno degli istituti di frontiera nello sviluppo degli acceleratori. Questa sezione divenne poi il KEK

lunedì 5 marzo 2012

Dai campi di internamento per giapponesi all'astrofisica extragalattica: la strana storia della città del deserto di Delta. 2) Topaz, meteoriti ed il Capitano Sulu

Il campo di internamento di Topaz nel 1943
Tra i campi di internamento in cui i giapponesi furono internati nella seconda guerra mondiale vi era Topaz, nello Utah. Prendeva il nome dalla montagna lì vicino: sito a 16 miglia ad Est della città di Delta, a 2 ore di macchina da Salt Lake City. Lungi dall’essere il gioiello che il nome suggeriva, dava alloggio a più di 8000 internati in strette e fredde baracche, casa dei deportati giapponesi per più di 3  anni. Varie baracche dovevano condividere gli scarni e limitati servizi  igienici, con una sola mensa centrale per tutti gli internati. 
1944: i veterani giapponesi,
 arruolati nell’esercito statunitense, 
fanno visita ai genitori internati. 
Non tutti purtroppo 
fecero ritorno, come testimoniano
 le corone di fiori. 
Nonostante il filo spinato ed i posti di guardia che circondavano Topaz, ai residenti era permesso di lasciare il campo per lavorare nei campi e nelle industrie dello Utah, sottopagati (e dunque convenienti) rispetto agli altri lavoratori. Inoltre  la xenofobia del governo statunitense  non impedì di arruolare vari giovani da Topaz e gli altri campi, costituendo un battaglione, il 442 reggimento di fanteria, che si distinse più volte in combattimento sul fronte europeo. 


Il meteorite di Drum Mountain,
scoperto dai giapponesi di Topaz
nel 1944.
Tra le attività concesse ai giapponesi vi era anche  quella di esplorare le montagne intorno al campo alla ricerca di fossili, minerali e meteoriti: in una delle spedizioni tra le aspre alture montagne, i prigionieri scoprirono nel 1944 uno dei più grandi meteoriti mai trovati negli USA, pesante più di mezza tonnellata.  
Tra  la polvere ed il filo spinato di uno di questi campi si trovava anche il giovane George Takei, divenuto  poi famoso nella serie e nei film di Star Trek come il tenente (poi capitano) Sulu. Nella sua autobiografia  Takei racconta dettagliatamente le sue avventure di deportato, anche se la sua giovane età gli fece render conto solo molto più tardi  della triste ed assurda  situazione in cui si trovava.  Ora l'anziano attore sta allestendo un musical  per ricordare gli eventi di quell'epoca ed impedire che si ripetano.
La chiusura dei campi ebbe inizio nei primi mesi del 1945, precedendo talvolta la fine della guerra del pacifico. Quando i residenti di Topaz  furono ‘liberati’ avevano perso tutto: case, negozi e conti bancari. Dovettero ricominciare da zero:  un simbolico risarcimento economico giunse solo nel 1989 (a seguito di una class action) con Reagan. Le prime scuse politiche arrivarono nel 1990 con Gorge Bush senior.
Il campo Topaz, 
(in alto a sinistra),
 in una foto NASA del 1962
Di Topaz oggi resta ben poco: le strade e la struttura del campo è visibile dall’alto  ma le baracche sono state da tempo  distrutte o convertite in abitazioni della cittadina di Delta. Il sito è comunque visitabile,  facendo attenzione a serpenti ragni e scorpioni. Esiste anche un museo dedicato al campo ed una sezione nel Centro di Raggi Cosmici.  Infatti il riscatto morale dell’infamia di Topaz dovette attendere più di cinquant’anni,  quando ricercatori statunitensi e giapponesi si unirono per realizzare Telescope Array, uno dei più grandi rivelatori terrestro di raggi cosmici esistenti sulla terra, secondo solo ad Auger, sito nell’emisfero Sud. Ma di questo parleremo la prossima volta.

2,continua
Prima parte
Terza parte
1944: la libreria del campo in un disegno di Ella Honderich. 

sabato 3 marzo 2012

Dai campi di internamento per giapponesi all'astrofisica extragalattica: la strana storia della città del deserto di Delta. 1) Ordine esecutivo 9066


Ordine di 'esclusione civile 105'
con cui veniva ordinato ai giapponesi
di lasciare le loro case.
Nei mesi successivi all’attacco contro la base di Pearl Harbor (1941), la xenofobia degli americani contro i giapponesi che vivevano negli USA crebbe sino a forzare Roosevelt ad emanare l’Ordine Esecutivo 9066. Il decreto conferiva il potere ai militari di definire delle zone di 'esclusione' in cui - per motivi di sicurezza nazionale – veniva proibito a determinati gruppi etnici di continuare a vivere. Il risultato fu che ogni persona di origine giapponese, anche quelle di seconda generazione (nisei)  - e dunque cittadini statunitensi a pieno titolo -  fossero radunati e  confinati in campi di 'internamento'. Questo per evitare che compissero attività di spionaggio e sabotaggio a favore del loro paese di origine. Poco importava che nessun atto del genere avesse mai avuto luogo, e tanto meno che nulla di analogo fosse stato deciso nei confronti dei cittadini di origine tedesca o italiana: in poche settimane i 127000 giapponesi presenti sul suolo USA furono cacciati dalle loro case, le loro attività commerciali e possedimenti liquidati per pochi spiccioli, spesso da profittatori senza scrupoli. Fu loro consentito di prendere solo quello che potevano portare con sé. 
San Francisco, 1942, i cittadini di origine giapponese
attendono di esser trasportati verso il centro di
smistamento di Tanforan
 Il libro  “The price of prejudice” - Il costo del pregiudizio – di Leonard Arrington (da cui queste immagini sono tratte) è uno dei primi documenti (1962) che ricostruisce le vicende legate all’internamento dei giapponesi-americani nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Per la sua importanza storica e documentale, il libro è scaricabile interamente da qui.
Tanforan, schizzo dell'architetto Saito
Dopo uno smistamento temporaneo verso il centro di Tanforan i 'prigionieri' vennero smistati  in uno dei dieci campi  sparsi nei deserti degli  USA e furono costretti a vivere  in baracche in cui la privacy era inesistente e dotate minimi servizi igienici. Uno di questi campi, denominato Topaz, era  in prossimità della città di Delta, nel deserto a  circa tre ore di macchina dalla città di Salt Lake city.




Ragazze di origine giapponese nel campo temporaneo di
Tanforan, in attesa di essere trasferite a Topaz.


sabato 26 novembre 2011

Presentazione di Grikon - Grazie a tutti

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti all'uscita di Grikon, la settimana scorsa da Doozo  sfidando scioperi e cortei.
Un ringraziamento speciale va a Roberto Arduini per la bella presentazione del libro e le stimolanti discussioni su Giappone, l'animazione e letteratura fantasy e fantascientifica. 

Grazie anche a Vito Andrea Marchese per le foto!