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venerdì 24 aprile 2015

Aggiornamenti da Fukushima e dintorni


1. E' di queste ore la notizia che nel parco di Tokyo vicino ad Ikebukuro è stato rinvenuto un hotspot,  di natura artificiale, in cui la radiazione è 480 microSv/ora. Se confermato, questo è un valore molto elevato, da confrontarsi con 0.3 microSv/ora a Roma e  2 microSv/ora in aereo. A detta del Japantimes uno degli abitanti della zona si è accorto dell'elevato livello di radiazioni ed ha avvisato le autorità. Presumibilmente si tratta di una sorgente radioattiva sepolta nel parco ma non è chiaro a questo punto da quanto tempo stia lì e come abbiano fatto ad accorgersene dato che il monitoraggio della radiazione di Tokyo non è più continuo come in passato.  Aggiornamento del 27/4: Un contenitore (presumibilmente contenente radio) è stato rimosso dal parco, che è stato aperto dopo il 2012 ripulendo un deposito di rottami. Presumibilmente il contenitore di radio era lì da tempo, come nel caso di Setagaya del 2011.

2. Nei giorni scorsi è  stato trovato un drone sul tetto della residenza del Premier Abe. Non è chiaro da quanto tempo fosse lì, ma in questo caso è evidente che si tratta di un atto dimostrativo, dato che il drone aveva il famoso  adesivo giallo nero usato per indicare la radiazione. Inoltre sembrerebbe che il drone contenesse cesio di Fukushima anche se in piccole quantità. La provenienza dalla centrale di Fukushima si stabilisce con il rapporto isotopico 134-137 e contiene 1.51 microSv/ora equivalente di materiale. Anche se non e' il corretto modo di misurare la quantità di materiale radioattivo, si tratta comunque di un valore non trascurabile. Il 25 aprile un uomo si è spontaneamente presentato alla polizia dicendo di essere l'autore del gesto dimostrativo, per protestare contro le politiche nucleari di Abe. L'unico  risultato presumibilmente sarà la regolamentazione dei droni.

Questi due eventi ravvicinati (ed in prossimità delle elezioni) aprono comunque la strada a scenari di terrorismo  di vario genere.


The Asahi Shimbun
Uno dei reattori della centrale di Fuksushima. La zona centrale bianca è l'interno del reattore ed appare bianca perché il combustibile nucleare è caduto sul fondo (non visibile nella foto) 
3.  A fine marzo la TEPCO, in collaborazione con il KEK ha completato la prima radiografia muonica (qui un articolo tecnico) per confermare che i nuclei dei reattori nucleari hanno fuso il contenitore di acciaio e sono sul fondo di quello di cemento. L'idea della radiografia muonica risale ad Alvarez, già premio Nobel per la fisica che usò i muoni negli anni '60 per cercare camere segrete nella piramide di Cheope. Essendo i muoni (fratelli più pesanti degli elettroni) particelle estremamente penetranti è possibile contarne numero e direzione: spessori di cemento o combustibile maggiori ne fermano un numero maggiore ed è pertanto possibile risalire a dove siano i nuclei dei reattori. Purtroppo in questa configurazione non è possibile capire se i nuclei abbiano o no perforato il contenitore in cemento.

4. Vari robottini sono stati mandati negli edifici dei reattori, alcuni sono morti dopo ore nell'adempimento del loro dovere, altri hanno misurato valori sino a 9 Sv/ora. Per quanto alto e letale sia questo valore (una persona morirebbe in 10 minuti) e per quanto ciò renda la messa in sicurezza della centrale molto complicata, si tratta comunque di un valore non impossibile a gestirsi (sempre che sia vero, dato che spesso la ditta giapponese (i cui computer girano ancora con XP) ha 'ritoccato' le misure.

5. Qualche sabato fa ho avuto il piacere di ospitare Pio D'Emilia, giornalista e corrispondente di Sky TG24, al Riken per una chiacchierata sul nucleare, Fukushima e dintorni. Il video è presente qui.





giovedì 6 marzo 2014

Aggiornamenti su Fukushima: Ritorno al nucleare in Giappone?

Versione estesa e con i link di un mio articolo apparso sabato primo marzo nell'edizione cartacea di pagina99




Il METI, Ministero dell'economia, commercio ed industria giapponese ha recentemente presentato un piano energetico nazionale in cui l'energia nucleare tornerà ad avere un ruolo di rilievo, seppur affiancata da fonti di energia rinnovabile. E’ un cambio di rotta rispetto alla politica energetica degli ultimi tre anni, che a seguito dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima del marzo 2011, ha posto tutti i 48 reattori commerciali in stato di spegnimento a freddo. Il fabbisogno di energia elettrica giapponese era coperto per circa un terzo dalle centrali nucleari. Di conseguenza, le importazioni di gas naturale sono cresciute nel 2013 sino a incidere per 10% degli acquisti dall'estero, facendo toccare - complice uno yen indebolito dalla scommessa dell'abenomics – alla bilancia dei pagamenti giapponese un passivo pari a 112 miliardi di dollari (*)

Nel frattempo, il 27 febbraio scorso è stata confermata la decisione di non incriminare la dirigenza della Tepco (*) e l'allora premier Naoto Kan per negligenze nella gestione dell'emergenza. Va però ricordato che fu l'allora direttore della centrale, Masao Yoshida, a salvare Fukushima da un incidente ancora più devastante, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori della Tepco e continuando a raffreddare i nuclei dei reattori con acqua di mare. (*)
L'indulgente normativa, frutto dell'insana intesa tra pubblico e privato giapponese, ha dunque permesso che non fossero riscontrate violazioni alla legge vigente. Tuttavia il governo non ha mostrato di aver imparato alcunché dall'incidente di tre anni fa: la normativa è rimasta essenzialmente immutata e la neonata NRA, Nuclear regulation authority non ha ancora mostrato di essere in grado di far valere la sua opinione nei confronti della potentissima lobby energetica giapponese.
La Tepco - che già aveva sommerso gli sfollati con questionari di centinaia di pagine per ottenere i rimborsi- ha inoltre deciso di sospendere da marzo- e in contrasto con le direttive del governo - i sussidi a coloro che hanno perso il lavoro a causa dell'incidente. (*)
A causa del rilascio di materiale radioattivo, circa 100,000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel 2011. Alcune cittadine meno colpite sono tornate ad essere nuovamente abitabili, grazie agli sforzi di decontaminazione ma soprattutto al decadimento naturale dell'isotopo 134 del Cesio, che costituisce il 50% della radiazione ambientale e si dimezza ogni 2 anni. Il più persistente Cesio137 -  il cui periodo di dimezzamento è 30 anni - non consentirà comunque al 60% dei rifugiati (*) soprattutto delle città più vicine alla martoriata centrale di non far ritorno nelle proprie case prima del 2017.
Al di fuori della zona di esclusione la radiazione non presenta rischi apprezzabili: uno studio dell'università di Kyoto sull'esposizione alle radiazioni degli abitanti nei distretti di Tamano e Haramachi, esterni ma in prossimità della zona di esclusione di Fukushima, hanno mostrato come la dose aggiuntiva ammonti a circa 1 mSv/anno ossia a circa il doppio di quella presente nella zona prima del 2011. Si tratta di valori inferiori di quelli di molte città italiane: a Roma si è soggetti a circa 2.6mSv/anno per via del suolo tufaceo di origine vulcanica ricco di torio e radon. (*)
Il problema non è però costituito dal semplice valore del contatore Geiger, ma dal danno irreparabile al tessuto economico e sociale: anche dove l'ordine di evacuazione è stato rimosso pochi mesi dopo l'incidente, solo la metà degli abitanti ha deciso di fare ritorno. In cittadine come  Hirono, a 30 km a sud di Fukushima, la metà della popolazione è costituita dai lavoratori che cercano di porre in sicurezza la centrale.
Alla centrale di Fukushima-1, anche se le perdite di acqua radioattiva dai   serbatoi in cui è stoccata sono quasi all'ordine del giorno,  queste non costituiscono un ulteriore  pericolo per l'ormai contaminata costa antistante alla centrale o per il resto del Pacifico; uno studio statunitense ha concluso che il contributo della centrale di Fukushima è inferiore all'1% rispetto a quello della radioattività naturalmente o artificialmente presente in mare. (*)
Alla centrale la reale sfida è posta dalla messa in sicurezza dei reattori nucleari e dalle barre immagazzinate nella piscina del reattore quattro. In questo caso le opere di consolidamento e costruzione di strutture di protezione proseguono speditamente, anche se al momento è impossibile avvicinarsi all’interno degli edifici. Nonostante il guscio di cemento che contiene i nuclei sia rimasto intatto (a differenza di quanto avvenuto a Chernobyl), la quantità di radiazione è infatti troppo elevata per permettere qualunque intervento umano o robotico.
La messa in sicurezza della martoriata centrale di Fukushima richiederà quindi almeno altri trent'anni. Nel frattempo sono già  più di una dozzina le centrali che hanno fatto richiesta di riattivazione, sia in virtù del loro perfetto stato di salute - risultato di una costruzione con criteri ben più severi di quanto richiesto dalla legge - come quella di Onagawa- o a seguito di lavori di ammodernamento  come quella di Hamaoka.
Il governo Abe prosegue quindi la sua marcia verso un ritorno al nucleare in Giappone, con la ripresa della criticalità nei primi reattori già dai prossimi mesi.
Infatti, nonostante l'incidente di Fukushima abbia rappresentato un punto di rottura  nella fiducia tra cittadini e governo giapponese, il crescente sentimento antinucleare non è decisivo: come le recenti elezioni hanno mostrato, la politica nazionalista ed la  visione revisionista dei misfatti del Giappone nella Seconda guerra mondiale attuata dal partito del Primo ministro Abe, pagano più  – in termini di voti - di una discussione seria sulla politica energetica e soprattutto sull'adeguato controllo del settore privato che una delle maggiori potenze industrializzate del mondo dovrebbe attuare.


  

lunedì 11 marzo 2013

Fukushima due anni dopo, un reportage scientifico


Nell'anniversario dei due anni dal terribile terremoto del Nodr-Est del Giappone, un mio  resoconto dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima e dei suoi effetti su wired.it
L’ 11 Marzo 2013 ricorre il secondo anniversario del terremoto del Tohoku: il sisma, scala 9 Mw, scatenò un enorme  tsunami sulle coste del Nord Est del Giappone. Il maremoto uccise più di 18mila persone, fece decine di migliaia di sfollati, distrusse 50mila edifici e ne danneggiandone il triplo. I danni ammontarono a decine di miliardi di euro. Ove possibile la ricostruzione è stata completata in pochi mesi ma nelle zone più colpite - come la costa di Minamisoma - non è rimasto più nessuno in vita ed i pochi superstiti sono stati rilocati altrove.
Quello che resta della costa di Minamisoma a due anni dallo tsunami
Ai danni della natura si sono aggiunti quelli causati dagli incidenti della centrale nucleare diFukushima-1. Con le prime scosse i sistemi di sicurezza hanno interrotto le reazione nucleari inserendo le barre di controllo ma hanno anche fermato la produzione di energia. Quando – un’ora dopo - i generatori di emergenza sono stati distrutti dall’onda dello tsunami si sono bloccate le pompe dell’acqua di raffreddamento. Il calore residuo dei prodotti di fissione ha quindi fuso le barre di combustibile. Questa fusione non ha nulla a che fare con la fusione nucleare ma – come tanti bastoncini di cioccolato lasciati al sole - ha squagliato insieme le barre di combustibile, di controllo e del moderatore in un’unica massa, rendendone estremamente difficile se non impossibile, la rimozione. Senza acqua e con il nucleo fuso la temperatura nei reattori è salita di migliaia di gradi e il rivestimento interno di zirconio ha scisso liberando idrogeno, un gas leggero e altamente esplosivo che si è accumulato negli edifici dei reattori e ne ha causato l’esplosione, di natura chimica e non nucleare.
La causa principale dell’incidente è da attribuirsi alle errate scelte costruttive improntate al risparmio (basse barriere frangiflutti, generatori di emergenza installati nei semiinterrati lato mare, assenza di addestramento dei dipendenti) ed accettate e certificate da enti governativi di vigilanza collusi con la Tepco e le altre industrie giapponesi.
L’esplosione degli edifici dei reattori della centrale di Fukushima ha liberato nell’ambiente grandi quantità di materiale radioattivo, prevalentemente cesio e iodio. La maggior parte è andata dispersa in mare, dove i danni sono attenuati dalla densità mille volte maggiore dell’acqua rispetto all’aria e dalla vastità dell’Oceano Pacifico. Una parte si è depositata nelle zone vicine alla centrale, mentre il resto - trasportato dai venti – e si è diffuso per lo più verso Nord Ovest e verso il Sud del Giappone.
continua a leggere su wired.it

giovedì 28 febbraio 2013

Radioattività e cesio nel suolo di Fukushima.


Spettro gamma di una sorgente di cesio 137 pura
  

Raccolta di campioni nella regione di Fukushima
L'incidente alla centrale di Fukushima-1 ha rilasciato grandi quantità di materiale radioattivo nell'aria: questa è dominata dagli isotopi  radioattivi del cesio-137 e -134. In un post precendente sono state confrontate misure di radioattività ambientale, mostrando come le radiazioni di 'fondo' a Roma siano superiori a quelle di Tokyo. 

In figura è mostrato lo spettro dei raggi gamma emessi da una sorgente artificiale di cesio 137 acquisito con lo stesso strumento del post precedente. Il cesio decade in uno stato eccitato del bario (emettendo un elettrone ed un antineutrino). La diseccitazione del bario emette un raggio gamma dell'energia di 661 keV. Questo processo è analogo alla fluorescenza, solo che nel  materiale fluorescente vengono eccitati gli elettroni atomici. Il ritorno (diseccitazione) allo stato fondamentale emette luce (tra 2 e 3 eV), ossia radiazione elettromagnetica. Le energie in gioco nel nucleo sono migliaia di volte più intense e pertanto la radiazione elettromagnetica emessa ha un'energia migliaia di volte maggiore.  
A sinistra del picco si ha la "spalla Compton", prodotta da raggi gamma del cesio che colpiscono un elettrone atomico e lo accelerano con un'energia di poco inferiore, a seconda dell'angolo con cui viene emesso. 
All'estrema sinistra vi è poi un picco a 30 keV anch'esso dovuto all'emissione di raggi X della  diseccitazione del bario.

L'analisi spettroscopica di un campione di suolo della regione di Fukushima raccolto a gennaio 2013 mostra una struttura più complessa. In questo caso si tratta di un campione particolarmente contaminato, preso sul ciglio di una strada montana tra la città di Fukushima e la costa. Altri campioni non sono così attivi. Presumibilmente il deposito dell'acqua e della neve ha fatto accumulare grandi quantità di cesio  sul bordo della strada. Come già descritto in altri post, dal reattore della centrale è fuoriuscito anche cesio-134  che decade in bario con dei picchi a 600, 790, 1400 e 1600 keV (quest'ultimo fuori scala del rivelatore). Ciascun gamma ha la sua spalla Compton: la somma delle varie emissioni produce il caratteristico spettro mostrato in figura.
File:Cs-137-decay.svg
Schema di decadimento del cesio 137 (da qui)
Va ricordato che il cesio 134 ha un tempo di decadimento di due anni, per cui la presenza di questi picchi denota la provenienza  di Fukushima. In altri casi l'assenza di cesio 134  è stata utilizzata per mostrare come funghi che pure avevano radioattività sopra la soglia di 100 Bq/kg non erano stati contaminati dalla centrale, ma presumibilmente da precedenti test nucleari. 
Spettro gamma di un campione
di suolo della regone di Fukushima
Conoscendo le probabilità dei vari decadimenti e misurando l'altezza dei picchi è possibile risalire alle abbondanze relative dei vari isotopi. Conoscere l'attività di un dato campione in Bq/kg è molto più complicato in quanto è necessario tener conto della geometria ed efficenza del rivelatore: sarà argomento di un prossimo post. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Dal Radon di Roma al Cesio di Fukushima: (1) Spettrometria gamma e radiazione ambientale





Il rivelatore C12137, in basso a destra nella foto.
Si collega via USB al computer per l'acquisizione
L'incidente di Fukushima ha diffuso nell'ambiente grosse quantità di materiali radioattivi, soprattutto iodio e cesio. Lo iodio è decaduto in poche settimane, lasciando il cesio 134 e 137 come potenziale contaminante dell'ambiente e del cibo.  Per misurare la quantità di radiazione ambientale è sufficiente un contatore geiger, che conta indistintamente ogni raggio gamma che lo colpisce, indipendentemente dall'energia.
Tuttavia per stimare la quantità di  cesio nell'ambiente e soprattutto nel cibo è necessario uno spettrometro  in grado di determinare l'energia di ciascun raggio gamma. Dato che ciascun isotopo emette raggi gamma di energie specifiche, è possibile risalire alla quantità dei vari isotopi presenti. 
Di recente la Hamamatsu photonics, ditta specializzata nella realizzazione di rivelatori per la fisica spaziale, delle particelle e medicale, ha messo in commercio un rivelatore portatile (C12137) con un cristallo per fermare i gamma (CsI) e un Silicon Photmultiplier (o MMPC come li chiamano loro) per rivelarne l'energia misurando la luce emessa. La semplicità  di questo strumento è che non richiede alte tensioni, è piccolo come un pacchetto di sigarette e si utilizza come una periferica USB. Il costo è però circa 20 volte quello di un contatore Geiger.

Nella  foto sopra è mostrato il valore misurato al quarto piano, a Roma: si tratta di 0.25microSv/ora (con punte di 0.35).

Il vantaggio dello spettrometro gamma è però quello di poter contare, per ciascun decadimento, l'energia dei raggi che lo colpiscono. In circa  un'ora è possibile quindi ottenere uno spettro che descrive tipo e quantità di radiazione ambientale. Per migliorare la statistica ed evidenziare meglio i picchi è però consigliabile attendere un tempo maggiore. Nella figura sotto è possibile vedere come lo spettro a Roma (e in buona parte d'Italia) sia dominato dal radon 222, un gas nobile fonte della elevata quantità di radiazione ambientale. Di solito il radon proviene dal sottosuolo e dal tufo, ma in questo caso, trattandosi di un appartamento al quarto piano, è più probabile che provenga dalle pozzolane dei materiali da costruzione.

Spettro della radiazione ambientale in un'abitazione
di Roma. I picchi del radon 222 sono chiaramente visibili.
Spettro di un'ora equivalente mediato su 7 ore



In figura sotto sono confrontati due spettri presi a Roma con  due acquisiti in  Giappone. Il valore di Roma  è quello maggiore (0.25microSv/h), seguito dai laboratori seminterrati  di Tor Vergata (0.10 microSv/h, dove però non vi è molto radon), Kokubunji (0.05),  e il quarto piano a Wako (0.035 microSv/h). Si noti la quasi totale assenza del radon in Giappone (nelle onsen è però più alto). 

Confronto radiazione tra Italia e Giappone.
Il fondo radioattivo è più alto a Roma che a Tokyo
La freccia intorno ai 660 keV mostra dove dovrebbe trovarsi il picco del cesio 137: come è evidente non vi sono quantità misurabili sopra il fondo della radiazione ambientale.

Il cesio è però rivelabile in vari punti della regione di Fukushima e nei campioni di terreno:  questo argomento verrà discusso in un prossimo post.



giovedì 3 maggio 2012

How long does Cesium 137 from Fukushima plant stay in human body?

The maximum amount of Cesium allowed in food produced in Japan  has recently been lowered from 500 Bq/kg to 100 Bq/kg. This very conservative level is causing several problems to vegetable and meat producers, that have to throw away larger quantities of food. 
Even though the value of bananas is 125 Bq/kg of potassium 40 and up to 260 Bq/kg of Radium in brazilian nuts is higher than the current limit, it is sometimes argued that the values are unrelated. 
A conservative (and rough) estimate would give a factor 4 to "convert" from Cesium to Potassium (1Bq of) Cs = 4 Bq od K40. 
In other words  eating  100 g of Shitake with 50 Bq of Cesium   is equivalent to eating a couple (200g) of bananas. This takes into account decay modes, physiology and time to expel it from the body.  Calculations are below. Some points worth remembering are: 

File:Cs-137-decay.svg
Decay scheme of Cs137:
either one electron (beta-)
or one electron and one gamma.

But radioactivity from bananas is "natural" and good! There is no "natural" (good) and "artificial" (bad) radioactivity. All radioactive elements decay in the same ways and are potentially dangerous. Ceisum and Potassium decay in the same way (electron or gamma) and there is no difference among the two. 

Becquerels and Sieverts are two different things, to be used in different contexts. Becquerels represent the amount of radiation in an object (food, ground, trees...). Sieverts represent the equivalent dose to which the human body is exposed. Think of Becquerels as the luminosity of an UV light bulb of a tanning machine and Sieverts as the amount of tanning we might get from it.  It is not straightforward to pass from Becquerels to Sieverts, since it depends on the exposure time, if the food is ingested etc...


File:Potassium-40-decay-scheme.svg
Decay scheme of K40,
either one gamma or one electron
Does Cesium accumulate in human body? No, it is expelled in one to four months, compared to one month of Potassium:
                               Cesium 137 and 134. The biological half-life of Cesium is between one and four months. ICRP standard  give 110 days for man and 65 days for women.  Some quotations:  (53+-12 days in children). 112 days in adults. Some differences between population may arise: biological half time is somewhat shorter among Scandinavian males (84 days), not in females (64 days).

                                Potassium 40. Our body contains about 3700 Bq of potassium 40, corresponding to about 0.32 mSv in an year. The biological half-life of potassium, that is the time it takes to expel half of it from our body is 30 days. (data from here).


So, how do I compare radiation from potassium and from Cesium? 
On average, and very roughly, 100 Bq from Cesium results in 4 times more Sieverts than 100 Bq from Potassium. This takes into account the factor 2 of the decay (Cesium decays in 82% of the time in an electron and then one gamma) and another factor 2 for the biological half-life (two months for Cesium vs one month of Potassium). In the most conservative case  you might assume a factor 8 (2 for the decay and 4 months of maximum half-life).

martedì 24 aprile 2012

Open Campus al RIKEN: Da Galileo alla stazione spaziale alla radioattività



Lo scorso 21 Aprile si è svolto l'Open Campus presso i laboratori del RIKEN di Wako. 

L'evento ha visto la partecipazione di più di ottomila persone, adulti, studenti e bambini, che hanno visitato i laboratori di ricerca ed assististo a presentazioni e dimostrazioni su campi che spaziano dalla fisica delle particelle elementari alla biologia allo chimica.
Nel nostro caso, oltre a varie presentazioni in 3D sulla Stazione Spaziale Internazionale e sull'esperimento JEM-EUSO erano stati allestiti degli stand sull'ottica delle lenti di Fresnel, sulla misura della radioattività e sull'astronomia con  le macchine fotografiche digitali. 
Questi ultimi due argomenti hanno riscosso un notevole successo, sia per il recente incidente di Fukushima che per il fascino che stelle e pianeti hanno nei confronti di grandi e piccini e saranno l'oggetto di post dedicati.





Video e presentazione in 3D sulla
nostra percezione del sistema solare
 prima e dopo le scoperte di Galileo. 
Dall'infinito l'immagine della lente risulta ingrandita e rovesciata

Uno dei poster: "Astronomia con una comune  macchina fotografica digitale"
Bambini in fila per farsi fotografare "distorti" dalla
lente di Fresnel

Un altro poster: "Radioattività negli oggetti di tutti
i giorni"

venerdì 9 marzo 2012

Radio 3 Scienza e un libro sull'incidente di Fukushima

Quest'oggi ho avuto modo di partecipare ad una puntata di Radio Tre Scienza  per una puntata sull'incidente di Fukushima, a pochi giorni dall'anniversario di un anno dallo tsunami che ha sconvolto il nord-est del Giappone.

E' stata una piacevole esperienza (il podcast è qui), grazie ad una redazione ed ad un conduttore, Pietro Greco,  seri e preparati che  curano una rubrica scientifica equilibrata, una delle poche oasi nel desolante panorama radiotelevisivo italiano. Uno speciale ringraziamento va a Gaetano Prisciantelli con cui abbiamo avuto modo di misurare la radioattività nei tunnel sotterranei della Rai. 

Con l'occasione ho avuto modo di conoscere Alessandro Farruggia, giornalista esperto di climatologia che cura un blog qui e che ha scritto un ottimo libro sulla centrale nucleare di  Fukushima. Oltre ai retroscena ed alle reticenze del governo e della TEPCO, il testo analizza in dettaglio la meccanica dell'incidente ed è ricco di numeri esatti e precisi sulle quantità e tipi di radiazione disperse nell'ambiente. Consigliato a tutti.





Alessandro Farruggia (sinistra) con un
contatore Geiger DOM 410 e
Gaetano Grisciantelli (destra) 
M. C. e Gaetano Grisciantelli
sempre con il contatore Geiger DOM 410


venerdì 23 dicembre 2011

Il reattore nucleare in casa: la radioattività degli oggetti quotidiani.

Un rivelatore di fumo a base di
 americio. Il rivelatore in foto,
 (da qui) contiene 37kBq di 
sostanza radioattiva. 
Oltre alle polonio delle sigarette ed al radon del sottosuolo sono vari gli oggetti di uso quotidiano che possono contenere notevoli quantità di materiale radioattivo: un tempo gli orologi con le lancette dipinte di radio fosforescente erano all'ordine del giorno (l'elevatissima mortalità tra le ragazze che li dipingevano leccando il pennello intinto nel radio fece sospettare per la prima volta che la radioattività fosse nociva per la salute).  
Molti di questi sono oggetti insospettabili: ad esempio i rivelatori di fumo contengono americio-241. I raggi alfa (nuclei di elio) emessi dal decadimento dell'americio ionizzano l'aria creando una debole corrente elettrica: in caso di incendio le particelle di fumo assorbono la carica e la conseguente riduzione di corrente fa scattare l'allarme. 

Bigiotteria realizzata in vetro d'uranio
Il vetro di uranio è un'altra sostanza facilmente reperibile: agli inizi del XX secolo era utilizzato per realizzare bigiotteria di vario genere: dalle collane ai bottoni ai braccialetti. L'uranio decade alfa, per cui la maggior parte della radioattività non è rivelabile con il geiger nella foto, che comunque registra un aumento di più di dieci volte sul fondo naturale (1microSv/h, rispetto agli 0.1 microSv/h del Giappone, e i 2 microSv/h presenti in aereo).
Le mantelline usate nelle lampade a gas da campeggio sono ancora più micidiali: per emettere una luce bianca e brillante contengono torio in elevate quantità. Anche questo materiale decade alfa per cui il geiger misura solo una frazione della reale attività, pur raggiungendo il rispettabiel valore di 2microSv/h. 
Le mantelline delle lampade a gas
da campeggio contengono torio
Lampada a gas con
 la mantellina di torio inserita
Tutte queste sostanze non sono considerate pericolose dalla normativa vigente e sono pertanto acquistabili legalmente in rete a pochi euro: possono essere utilizzate per controllare il funzionamento del geiger o per fare esperimenti di attenuazione della radiazione: ad esempio già a pochi centimetri la radioattività si attenua sia per l'assorbimento dell'aria che per il più ampio volume interessato. Come in tutte gli esperimenti è necessaria attenzione e moderazione:  almeno due persone hanno accumulato chilogrammi di queste sostanze nel tentativo di costruire una qualche specie di reattore nucleare: l'americano David Hahn il boy scout radioattivo,  e lo svedese Richard Handl  (qui il suo blog). Ai rischi delle radiazioni si sommano i ben maggiori pericoli della tossicità delle sostanze chimiche, quindi non tentate di ripetere nulla di quanto descritto nei link riportati.

giovedì 8 dicembre 2011

Il latte radioattivo: aggiornamento della situazione alimentare in Giappone

Uno dei prodotti di latte
in polvere della Meiji

Lo scorso 6 dicembre la ditta  giapponese Meiji ha confermato la presenza di cesio 137 - (30.8 Bq/kg, a fronte di una soglia massima consentita di 200 Bq/kg)  nel latte in polvere da loro prodotto.  L'ammontare di materiale radioattivo è ben al di sotto della soglia di sicurezza. Considerando inoltre che una parte di latte viene disciolto in 3-4 d'acqua, la quantità di cesio per litro scenderebbe a circa 6-7 Bq/l . Il valore dunque non è tale da destare preoccupazione, soprattutto se  confrontato con la radioattività "naturale" presente nelle banane, pari a 125Bq/kg di potassio 40.
Con i neonati la prudenza non è mai troppa, anche perchè è necessario tener conto di eventuali effetti psicologici:  La compagnia ha quindi richiamato circa 400000 scatole di latte in polvere per evitare ulteriori critiche e soprattutto salvaguardare il valore delle sue azioni, sceso del 10% a seguito della diffusione della notizia. 
Quantità di cesio 137 nel latte e nel foraggio nell'america degli anni '60
I valori sono notevolmente superiori a quelli rilevati in Giappone.
Da qui
La tempistica dell'incidente (le scatole sono state confezionate ad aprile) farebbe pensare che il cesio sia stato trasportato dall'aria calda utilizzata per disidratare il latte.  

Negli anni '60, in pieni test nucleari nell'atmosfera, le quantità di cesio nel foraggio e nel latte era molto più alta che nel caso giapponese: uno studio su Public health report del 1966 riporta valori di cesio intorno a 50-70Bq/l e di foraggio  superiori a 400Bq/kg. Un altro  studio  su Health physics aveva analizzato la presenza di cesio e stronzio nel latte della California.  Chi fosse  interessato può trovare ulteriori dettagli qui.


In parallelo il governo - a seguito della notizia che la carne di mucche proveniente  da Minami-soma, prefettura di Fukushima, conteneva cesio con più di 500 Bq/kg (al di sopra della soglia di 300 Bq/kg) -   darà inizio ad uno studio per determinare quanto materiale radioattivo viene assorbito dai bovini tramite il foraggio contaminato. 

Allego anche le misure sul cibo della coop: tutti i prodotti sono sotto le soglie di sicurezza, con i funghi shiitake  che in alcuni casi raggiungono  circa 90 Bq/kg nella regione di Saitama.

giovedì 10 novembre 2011

Grikon, presentazione da Doozo, 17 Novembre 2011

Giovedì 17 Novembre 2011, ore 18:00

presso 
Doozo - Art Book & Sushi - Galleria e Ristorante Giapponese - Via Palermo, 51/53, 
Roma  17 Novembre 2011 18:00-20:00




Roberto Arduini, giornalista de "l'Unità"
presenta

Grikon 
闇星鬼

di 
Marco Casolino

e ne discute con l'autore


La quotidiana mediocrità degli studi di Adriano in Giappone è interrotta da un’esplosione notturna nel garage della famiglia che lo ospita. Il giovane figlio del Professor Uchinomori rimane ferito, mentre tutti i suoi amici muoiono in seguito a una misteriosa malattia. Sul luogo dell’incidente, Adriano trova delle celle, fogli illustrati che rappresentano i fotogrammi di un vecchio cartone animato giapponese degli anni ’80, L’invincibile Robot Grikon V, una serie tv considerata maledetta a causa degli omicidi degli artisti che -morendo- la lasciarono incompiuta. Il giovane Adriano si troverà suo malgrado coinvolto in trame e scontri di fazioni che si combattono dal tempo della Seconda guerra mondiale. Cosa nascondono le formule di cosmologia e fisica dei quanti inscritte prima del loro tempo tra celle di Grikon? E perché chiunque entri in contatto con questi disegni, ne resta fatalmente segnato?
Tra fanatici cacciatori di celle, mercenari e reduci di una guerra ancora incombente e ragazze travestite come i personaggi di “anime”, Adriano dovrà cercare di salvarsi la vita brancolando nei meandri più oscuri del Giappone contemporaneo e in quelli non meno pericolosi di quello del passato.

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Cooper – ufficio stampa
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mercoledì 9 novembre 2011

Le scorie radioattive nel giardino: dai marciapiedi di Tokyo ai container di Genova.

Uno dei problemi legato all'energia  nucleare è quello dello smaltimento delle scorie.  I rifiuti radioattivi sono però presenti  non solo nel caso delle centrali, ma anche in tutte le sorgenti usati per applicazioni mediche, industriali e di ricerca. Molto spesso lo smaltimento di questi rifiuti non avviene secondo le norme, causando contaminazioni dell'area e - in alcuni casi più gravi - anche morti.
Bottiglie di radio rinvenute in
 una cantina di  Setagaya (Asahi shinbun)

Bottiglia di radio in prossimità
del supermercato di Tokyo. (Asahi shinbun)
Due recenti  allarmi di alti livelli di radiazioni a Tokyo, nel quartiere di Setagaya,  hanno fatto rinascere la preoccupazione per il fallout di Fukushima. Tuttavia in entrambi i casi sono stati ricondotti a sorgenti di radio presenti nelle vicinanze: nel primo episodio (4microSv/h, ottobre 2011) si trattava di bottiglie di radio (un tempo ampiamente usato per rendere fosforescenti i quadranti degli orologi) presenti nel seminterrato di una casa.  Successivamente (novembre 2011), scavando vicino ad un supermercato di Setagaya, sotto il marciapiede nella cui prossimità si registravano valori   di 110microSv/h,  è stato rinvenuto un vecchio contenitore arrugginito contenente radio.


I fusti nella cantina di Castelmauro
Anche l'Italia non è immune da  casi di rifiuti radioattivi smaltiti in maniera del tutto illegale e pericolosa: è di qualche anno la notizia che almeno duemila fusti di scorie radioattive sono stati trovati anni fa nella zona di Castelmauro (Molise). La ditta che li doveva smaltire li aveva semplicemente buttati in cantina e sepolti in una masseria in campagna (qui un interessante servizio di rainews24). 

Più di recente è la notizia che scorie radioattive sono state rinvenute nel sottosuolo del parcheggio di un centro sportivo. Non è chiaro quante  tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi sono state smaltite in questa maniera, contaminando (come nel caso di metalli pesanti e sostanze tossiche) l'ambiente ed il suolo in maniera irreparabile.

Talvolta il nostro paese è un punto di transito per materiale radioattivo di cui ci si vuol liberare  di nascosto.
Letture di radiazione in prossimità
del container di Genova (da wired)
Il caso più eclatante è quello di un container scoperto nel porto di Genova: la radioattività in prossimità di esso era pari a quella che si registrava vicino agli edifici dei reattori di Fukushima nei primi giorni dopo gli incidenti: 400mSv/h (ossia centomila volte di più di quanto causato dal radio in bottiglia di Setagaya). Il container fu finalmente aperto dopo circa 6 mesi dalla scoperta. Ben nascosta tra le tonnellate di metallo, fu rinvenuta una barra di cobalto 60, probabilmente di qualche apparecchio medico per la radioterapia. La barra - opportunamente schermata -  è stata poi spedita in Germania dove una ditta specializzata si occuperà dello smaltimento e di tentare di capire da dove provenisse.