Visualizzazione post con etichetta giapponese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giapponese. Mostra tutti i post

lunedì 15 giugno 2015

Il Giapponese essenziale: guidare le astronavi superando la barriera linguistica.


Il giapponese degli anime presenta varie peculiarità, per termini e modi di dire, che lo distinguono dalla lingua più comunemente usata. Tra citazioni e ri-citazioni, molti termini sono entrati a far parte dell'immaginario collettivo della cultura più strettamente legata al mondo dell'animazione. Il creatore di Evangelion Hideaki Anno, in  Nadia, con una serie di virtuosismi, cerca di citare e riprendere ilmaggior numero possibile di situazioni, frasi e anche inquadrature dalle serie degli anni '70.
In questo breve post citiamo alcune delle frasi più comuni legate alla navigazione con navi (spaziali e non). Se si ascoltano le serie con sottotitoli è possibile riconoscere  molti dei termini qui citati. 
In un post precedente avevamo trattado di alcuni ideogrammi particolari e qui avevamo affrontato il problema della fisica a  velocità relativistica.




(con correzione di Andrea Ortolani, che il giapponese
 lo sa veramente e scrive delle follie della legge giapponese qui)



martedì 4 marzo 2014

Dai carri alle astronavi: la potenza dell’ideogramma ripetuto

Nella loro storia multimillenaria, molti ideogrammi hanno conservato – stilizzata – la forma pittorica che intendevano rappresentare.  Ad esempio,   – kuruma – ruota o carro/macchina, ricorda infatti un carro visto dall’alto, con le ruote alle estremità. Se al carro aggiungiamo un riforzo o uno sperone d’assalto abbiamo  gun –  militare/armata. Ponendo il carro armato ante litteram sulla strada ()si ottiene ぶ hakobu , trasportare (ぶ=bu e cambia coniugando il verbo). Nel caso che l’oggetto sia pesante (omo-i) serve una macchina con doppie ruote , come i moderni tir a più assi.
Che succede ripetendo in piccolo tante volte l’elemento di macchina? Il caso più semplice della ripetizione dello stesso elemento è data da – albero (ki), che diviene – bosco (hayashi) e  foresta (Mori).
E quindi tre macchine? Evocando di torme di carri all’assalto che sbaragliano i nemici, く(todoro-ku) vuol dire ruggito, tuono.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il giapponese della tavola: dalle mense scolastiche a Fukushima

P1280224
La parola corrispondente al nostro "buon appetito" nella lingua giapponese è “itadakimasu” (いただきます), letteralmente “ricevo [questo cibo]”. In generale,  itadaku è la forma cortese  e formale di “morau”: Entrambe significano “ricevere”, ma la prima è utilizzata per enfatizzare l’importanza della persona che dà l’oggetto rispetto a chi lo riceve.
La figura è tratta  dal volantino della mensa degli alunni elementari in Giappone. Nella spiegazione per i giovani studenti è posto l’accento non solo su chi ha preparato il pasto, ma sul fatto che lo si riceve da  animali e vegetali che – volenti o nolenti – hanno dato la loro vita per nutrirci.
Il concetto di rispetto non si limita agli animali utilizzati in cucina, ma anche a quelli negli esperimenti scientifici: ad esempio una volta l’anno negli istituti di ricerca viene effettuata una cerimonia in suffragio delle cavie utilizzate per sviluppare vaccini e cure per l’uomo.
Al termine del pasto...
continua a leggere su burogu00