martedì 4 marzo 2014

Dai carri alle astronavi: la potenza dell’ideogramma ripetuto

Nella loro storia multimillenaria, molti ideogrammi hanno conservato – stilizzata – la forma pittorica che intendevano rappresentare.  Ad esempio,   – kuruma – ruota o carro/macchina, ricorda infatti un carro visto dall’alto, con le ruote alle estremità. Se al carro aggiungiamo un riforzo o uno sperone d’assalto abbiamo  gun –  militare/armata. Ponendo il carro armato ante litteram sulla strada ()si ottiene ぶ hakobu , trasportare (ぶ=bu e cambia coniugando il verbo). Nel caso che l’oggetto sia pesante (omo-i) serve una macchina con doppie ruote , come i moderni tir a più assi.
Che succede ripetendo in piccolo tante volte l’elemento di macchina? Il caso più semplice della ripetizione dello stesso elemento è data da – albero (ki), che diviene – bosco (hayashi) e  foresta (Mori).
E quindi tre macchine? Evocando di torme di carri all’assalto che sbaragliano i nemici, く(todoro-ku) vuol dire ruggito, tuono.

venerdì 7 febbraio 2014

Fumetti cosmici tra Big Bang, Teologia e creazionismo

Nel  ventesimo secolo  due rivoluzioni scientifiche  hanno cambiato per sempre non solo la nostra conoscenza della natura, ma anche il modo con cui possiamo interagire con esso tramite macchine e strumenti: se da un lato la teoria della Relatività  Einstein ha spalancato la porta verso una  comprensione più profonda dell'universo giungendo fin quasi ai suoi primi istanti di vita, dall'altro la Meccanica quantistica ha  consentito di comprendere ed intervenire nel mondo microscopico nonostante le sue apparentemente bizzarre regole.
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Einstein ed Hubble nel fumetto Cosmicomic, di Balbi e Piccioni (qui un'anteprima)
Cosmicomic, un fumetto scritto da   Amedeo Balbi  e disegnato da Rossano Piccioni ripercorre le tappe essenziali del difficile e tortuoso processo investigativo che ci ha  consentito di comprendere la natura del cosmo e delle sue origini.  Al di là di una esposizione chiara e scorrevole, unita ad un  tratto pulito ed essenzale, uno dei pregi del fumetto è che coglie l'aspetto umano di Einstein, Hubble e gli altri protagonisti, rimarcando come anche la scienza sia  un processo umanistico e i personaggi siano  degli investigatori dell'ignoto, ciascuno con un proprio intuito, opinioni e sensazioni piuttosto che  freddi automi come si è spesso portati a pensare.
La scoperta del Big Bang è  un esempio da manuale dell'importanza del ruolo rivestito  nella ricerca scientifica dal giudizio  personale e dai valori filosofici e/o religiosi degli scienziati. Non stiamo ovviamente parlando  del relativismo 2.0 di facebook o dei recenti folli casi di pseudomedicina, ma del fatto che le indagini scientifiche siano spesso coadiuvate  da intuito e sensazioni non suffragate immediatamente dai dati.
(continua a leggere su scientificast)

giovedì 30 gennaio 2014

Niente panico, non è (purtroppo) un monopolo magnetico DOC.

In natura è possibile trovare particelle con carica elettrica positiva (il protone) e negativa (l'elettrone).  L'atomo di idrogeno è costituito da un elettrone che si trova intorno ad un protone. Sfregando tra loro  due panni differenti è possibile  separare le cariche elettriche positive da quelle negative, caricando elettrostaticamente i due oggetti.
Altrettanto non può dirsi per i poli magnetici: infatti le calamite hanno sempre un polo nord e sud e se le spacchiamo in due, i frammenti continueranno ad avere ciascuno un polo nord ed un polo sud.
Questo perché il campo magnetico è generato dalla corrente di miriadi di elettroni che ruotano attorno agli atomi. Tagliando in due il magnete, gli elettroni continuano a girare attorno agli atomi e non cambia niente.
D'altro canto, elettricità e magnetismo non sono altro che due facce della stessa medaglia: infatti se ho una carica elettrica stazionaria sperimento un campo elettrico, se invece mi muovo rispetto alla carica elettrica, per me quella non è altro che una corrente e quindi sperimento un campo magnetico.
L'unificazione del campo elettrico e magnetico in un campo elettromagnetico è stata effettuata alla fine del XIX secolo: è stata compiuta da Maxwell che ha formalizzato in quattro equazioni le leggi che descrivono luce, onde radio, raggi X ed i fenomeni elettrici e magnetici separatamente.
Tuttavia - nonostante il loro fascino e la loro eleganza - le equazioni appaiono stranamente asimmetriche: manca infatti il termine della carica magnetica isolata, ossia del monopolo magnetico.
L'esistenza di anche un solo di essi  avrebbe conseguenze rivoluzionarie per la tutta la fisica moderna, dalla meccanica quantistica alla teoria del Big Bang

I ricercatori autori dell'articolo pubblicato su Nature non hanno osservato un monopolo. hanno creato un sistema che si comporta come se ci fosse un monopolo. Questo traguardo è comunque molto importante, perché consente di studiare sistemi complessi e verificare teorie matematiche che altrimenti potrebbero restare astratte ancora per secoli (un altro esempio sono i difetti e  le correnti topologiche che si comportano come le stringhe della fisica delle particelle).

Un risultato importante, ma lungi dal meritarsi il titolo (errato) di molti giornali tale da indurre in molti un sobbalzo sulla sedia stile Zio Paperone.  Magari bastava leggere non dico l'abstract, ma il solo titolo: Observation of a magnetic monopole in a synthetic magnetic field.