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mercoledì 13 maggio 2015

Dai buchi neri a Fukushima: discussione e misure di radiazione per Pint of Science Italia 2015

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Il 18 maggio prossimo alle ore 18:30, presso il bar "Le Mura" di San Lorenzo (Via di Porta Labicana 24) discuteremo e misureremo i vari tipi di radiazione cosmica, ambientale ed artificiale che ci circondano (qui i dettagli). 

 «Lo spazio è radioattivo!» Queste furono le parole pronunciate nel 1958 dai ricercatori che osservarono per la prima volta il contatore Geiger posto a bordo del satellite Explorer 3. La radiazione ionizzante è infatti presente in tutto l'universo: da quella di altissima energia, prodotta da buchi neri e nell'esplosione di supernova e a quella emessa dal Sole o intrappolata intorno alla terra in fasce di protoni ed elettroni. Anche sul nostro pianeta le fonti di radiazione sono molteplici: radon dal sottosuolo, polonio nelle sigarette e persino uranio nei gioielli. L'incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukushima-1 ha poi sparso cesio radioattivo nell'ambiente, costringendo all'evacuazione più di 100,000 persone e danneggiano pesantemente l'economia della regione.

Con l'aiuto di varie pinte di birra, partiremo dalle misure di raggi cosmici effettuate su satelliti e a bordo delle stazioni spaziali per discutere della situazione e Fukushima e nel resto del Giappone. In parallelo - utilizzando vari strumenti e rivelatori Geiger misureremo la radiazione ambientale e quella proveniente da varie insospettabili sorgenti radioattive. Con una macchina fotografica cercheremo poi di catturare uno dei tanti raggi cosmici che giungono a terra. 

Questa è solo una delle varie presentazioni organizzate nell’ambito di Pint of Science Italia.
Pint of Science è un festival internazionale organizzato il 18, 19 e 20 Maggio contemporaneamente in nove nazioni: Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Stati Uniti, Spagna, Australia, Germania, Brasile e Italia.
L'idea è  di portare i ricercatori al  bar  per discutere le loro ultime ricerche e scoperte. Questa à la prima  edizione italiana, in sei città: Genova, Milano, Pavia, Roma, Siena e Trento, con temi che spaziano dalle neuroscienze all’astrofisica, dall’oceanografia alle nuove tecnologie.


lunedì 3 novembre 2014

Appunti da Fukushima 2014: 1. Matsuri agricoli e fondo di radiazione




Il reportage completo nel numero di Pagina 99 in edicola questo fine settimana. 

Nel primo fine settimana di novembre sono  tornato - con alcuni colleghi - nella regione di Fukushima.  Lo scopo era di raccogliere campioni di terreno e vegetazione, misurare la radiazione ambientale ed assistere a due festival organizzati dalla JA. Questa Unione delle cooperative agricole, cerca di risollevare le sorti dell’economia della regione, pesantemente colpita sia dallo tsunami che dalla contaminazione radioattiva della centrale di Fukushima 1.

Gare di ortaggi e rivelatori di radiazione
Entrambe le manifestazioni hanno avuto un ottimo successo di pubblico, soprattutto quella – più grande – di Minamisoma, una delle cittadine maggiormente colpite dallo tsunami. La gara di prodotti agricoli assegnava dei premi ai migliori ortaggi, qualità di riso, e frutti, offrendo la possibilità ai partecipanti di acquistarli (a prezzi stracciati) alla fine della manifestazione. Era poi possibile misurare in situ la radiazione (o meglio assenza di cesio) con una serie di strumenti. Alcuni di essi erano basati su scintillatori, altri su Silicon Photomultiplier, ma sono comunque rivolti alla rivelazione del cesio e separazione dal fondo di potassio 40. Ricordiamo che la legge stabilisce in 100 Bq/kg di cesio la soglia massima permessa nel cibo (valori più bassi per il latte).  Oltre alla possibilità di misura diretta, molti prodotti erano comunque certificati da misure indipendenti della JA. Come già detto, la risposta del pubblico è stata molto positiva, anche se resta da capire e quantificare quanto questo si traduce in produzione della regione. 

Motori a scoppio, mascotte e forze di difesa
Gli stand erano vari, soprattutto di cibo, ma erano presenti anche quelli dei pompieri, delle forze di autodifesa e delle mascotte della città. Tra tutte spiccava però quella di antichi motori a scoppio, di più di cento anni d'età, ritrovati in edifici abbandonati da cento anni o più e rimessi in funzione da un gruppo di appassionati. 



Decontaminazione e fondo ambientale
Dalla città di Fukushima, ad ovest, verso  la costa est del Giappone si passa attraverso splendide montagne in cui però la vista di campi incolti e case abbandonate a causa della crisi economica è sin troppo comune. Le valli sono oggetto di un’opera di decontaminazione a tappeto: campi, giardini, ed aree urbane sono state spogliate di uno strato di terreno di circa 5 cm di profondità. In questo strato si è accumulata la maggior parte del cesio caduta nei primi giorni dopo l’esplosione del marzo  2011. SI tratta dunque di grossi  sacchi contenenti scorie debolmente radioattive (con il Geiger non si misurava un incremento del fondo di radiazione ambientale).  La vista di queste centinaia di migliaia di contenitori, stoccati nelle valli stesse,  è impressionante, ma del resto non vi sono alternative realistiche al momento.


Raccolta campioni nello stesso luogo del
2013. Allora il valore al suolo era di
6 microSv/h
In generale la radiazione di fondo sembra diminuita rispetto al gennaio 2013. Questo è dovuto in parte al decadimento dell’isotopo di cesio 134, il cui tempo di dimezzamento è due anni, ma soprattutto all’attività di lavaggio delle piogge, che muove il cesio in strati più profondi della terra e lo trasporta nei fiumi, da cui raggiunge il mare. In prossimità dei fiumi infatti la radiazione scende a meno di 0.05 microSv/h. Se nel 2013 avvicinando il Geiger al terreno si notava un notevole incremento dei conteggi, ora i valori sono costanti e oscillano tra 0.05microSv/h e 0.6microSv/h (ricordiamo che Roma ha 0.3microSv/h). Vi sono ancora hotspot con valori che superano i 2  microSv/h ma sembrerebbero in numero minore e più diffusi. 

In prossimità del mare la situazione è ancora migliore, con valori quasi ovunque inferiori a 0.05 microSv/h ma lì è l’effetto dello tsunami è ancora tristemente tangibile, come vedremo nel prossimo post.

Il reportage completo nel numero di Pagina 99 in edicola questo fine settimana. 

lunedì 19 maggio 2014

Dieci oggetti radioattivi di uso (quasi) quotidiano.

In ordine di pericolosità crescente: 
  1.   
  2. Bottoni, collane, piatti di vetro di uranio. Negli anni ’20 il vetro di uranioera largamente usato nella produzione di bigiotteria e accessori per la casa. È innocuo dato il lungo tempo di decadimento dell’uranio. Se volete uccidere qualcuno con un posacenere d’uranio  dovrete tirarglielo in testa. 
  3. Rivelatori di fumo. Ormai in disuso, questi rivelatori utilizzano le particelle alfa (nuclei di elio) emessi nel decadimento dell’americio 241. Il  fumo impedisce alle particelle di raggiungere il sensore e fanno scattare l’allarme.Si trovano ancora comunemente nelle toilette degli aerei. (innocuo).
  4. Sveglie fosforescenti. Ormai rare, contengono radio che – decadendo – produce la luce che ne rende visibili le lancette la notte. Innocue, ma nel 1917 tutte le ragazze che dipingevano i numeri sui quadranti degli orologi morirono di tumore perché leccavano il pennello intinto nel radio per mantenerne la forma. 
  5. Lenti fotografiche. Il torio è anche usato in una serie di lenti fotografiche, per il loro elevato indice di rifrazione che ne fa delle ottime lenti. Sono molto radioattive, ma per quante foto possiate fare la vostra dose resterà bassa. Innocuo ma non le terrei sul comodino.
  6. Lampade a gas da campeggio. La mantellina delle lampade a gas da campeggio è di torio, molto più attivo dell’uranio. Relativamente innocuo, ma è preferibile non mangiare vicino a queste lampade.    
  7. Frutta: Banane (125 Bq/kg) per via dell’isotopo radioattivo del  potassio 40. Noci del Brasile (600 Bq/kg). Mirtilli – di solito dell’est Europa - con cesio 137 liberato dall’incidente di Chernobyl. Il cesio si raccoglie anche nei funghi, sia  in Europa che alcune regioni del Giappone dopo l’incidente di Fukushima. 
  8. Sorgenti termali e sali da esse provenienti. Le acque sotterranee scaldate da attività vulcanica contengono anche materiali radioattivi. Spesso sono anche pubblicizzate come particolarmente curative perché contengono radiazione alfa (fino a sei volte la radiazione massima ammessa nell’acqua in bottiglia) che invece causa un danno maggiore alle cellule. In ogni caso intensità ed esposizione non le rendono pericolose per la salute.
  9. Aerei. Non sono radioattivi, ma volano a 11000 metri, dove le particelle prodotte dalla radiazione cosmica nell’interazione con l’atmosfera è massima. Piloti e assistenti di volo sono soggetti ad una dose addizionale di radiazione pari a 5 mSv/anno.
  10. Case di tufo e cantine. Contengono radon, un gas radioattivo prodotto dall’uranio e torio presente nelle rocce vulcaniche. Il gas è chimicamente neutro ma più pesante dell’aria e tende ad accumularsi in luoghi chiusi e non aerati come le cantine o i seminterrati. L’esposizione varia molto a seconda degli edifici ma può comportare un rischio per la salute soprattutto se si tratta di scuole o abitazioni. 
  11. Sigarette. Contengono Polonio 210, lo stesso utilizzato per uccidere il dissidente russo Litvinienko e – si ipotizza – Arafat. Il polonio viene inspirato con il fumo e fissato sulla giunzione bronchiale dal catrame.E’ stato stimato che un fumatore di un  pacchetto di sigarette al giorno è esposto a 100 mSv all’anno di radiazione e che il 10% dei tumori (circa 20,000 casi all’anno in Europa) ai polmoni causati dalle sigarette sono dovuti alla radiazione in esse contenute. Per far smettere di fumare basterebbe scrivere “radioattivo” sui pacchetti delle bionde.
Nota: la dose cui possiamo essere esposti (espressa in Sievert) dipende dalla radioattività della sorgente (espressa in Becquerel), dal modo con cui ne veniamo a contatto (ingerire una mantellina di torio può essere molto pericoloso), dalla distanza della sorgente e da molti altri fattori. La classifica qui sopra è qualitativa ma rispecchia una esposizione tipica.  -


Reblog da pagina99

giovedì 31 ottobre 2013

Marmellata radioattiva: chi di Becquerel ferisce, di Becquerel perisce.


La notizia che la marmellata  di mirtilli proveniente dall'Italia sia stata bloccata in Giappone non deve destare stupore o preoccupazione: il governo nipponico ha infatti abbassato, nell'aprile 2012,  la soglia di sicurezza a 100 Bq/kq (ossia 100 decadimenti di cesio al secondo per ogni kg di cibo). Precedentemente erano 500 Bq/kg,  La soglia è ridicolmente bassa (le banane hanno 125 Bq/kg  di potassio 40 che fa male né più né meno come il cesio), le noci del brasile hanno 600 Bq/kg. Anche il corpo umano è radioattivo, emettendo soprattutto raggi gamma di potassio 40.

sabato 24 agosto 2013

Le perdite di acqua radioattiva a Fukushima: una goccia nell’oceano?

La radioattività presente naturalmente nei 100 km di oceano prospicienti Giappone (rosso: 14C  blu: 40K) a confronto con quella immessa dalla centrale di Fukushima (verde 90Sr + 137Cs)
Sono ormai settimane che si susseguono i rapporti di fughe d’acqua contaminata dalla radiazione dalla centrale di Fukushima. La TEPCO sta dando l’ennesima prova di inefficienza e lentezza ad affrontare quella che non è più una emergenza, ma un complesso e grave incidente industriale. Non ci dovrebbero essere perdite da tempo ma una serie di ritardi e problemi agli impianti di pompaggio e depurazione sta aggravando il problema. Inoltre non è detto che un intervento del governo possa migliorare le cose: ad esempio sono settimane che l’NRA (nuclear regulation authority giapponese) non si pronuncia sulla riattivazione del sistema di depurazione delle acque radioattive.
Il 23/8/2013 ne abbiamo parlato con gli amici di Radio Tre Scienza in un'intervista qui, ma nella confusione delle notizie nostrane vale la pena ricordare alcuni fatti:
  • L’acqua radioattiva proviene sia da una perdita ad  uno dei mille contenitori in acciaio in cui è stata stoccata che da contaminazione nel terreno.
  • Si tratta di acqua molto radioattiva nella zona prossima alla centrale, con perdite stimate in 20,000 miliardi di Bq (3e13 bq) tra 90Sr e 137Cs.
  • Lungo le coste della regione di Fukushima,  non è quindi possibile pescare, con notevoli danni alle aziende ittiche della zona che hanno dovuto cessare le attività sino a data da destinarsi.
(continua a leggere su scientificast)

mercoledì 14 marzo 2012

La (reale) contaminazione alimentare in Giappone nel Marzo 2012

Alcuni rapidi aggiornamenti sulla situazione alimentare in Giappone e i reali effetti della contaminazione del Cesio emesso dalla centrale di Fukushima:

1. Il cibo giapponese non è pericoloso, soprattutto se consumato per brevi periodi durante le vacanze.

2. L'acqua non contiene quantità misurabili di cesio da mesi ed è completamente sicura. Se proprio si vuol stare tranquilli si può bere acqua imbottigliata nella parte ovest del Giappone.
I limiti per il latte e l'acqua scenderanno da 200Bq/l a 50Bq/l e 10Bq/l rispettivamente.  Per confronto le acque radioattive vendute anche in Italia come "terapeutiche" nei centri termali si vantano di contenere radiazione in quantità superiore a 670 Bq/l (inoltre usano delle obsolete unità Mache, di ottocentesca memoria).

2. Ogni cibo è radioattivo, ossia contiene piccole quantità di materiale radioattivo: come riferimento si ricorda che le  banane contengono potassio 40 pari a circa 125Bq/kg (ossia un chilogrammo di banane ha 125 nuclei di potassio che decadono ogni secondo). Le noci del brasile possono contenere sino a 260 Bq/kg di radio (qui un articolo di letteratura scientifica). Va ricordato che - a parità di Bq/kg  - vi può essere una differenza alla dose totale a seconda della velocità le varie sostanze radioattive vengono espulse dal corpo (ad esempio il potassio viene espulso abbastanza velocemente, mentre il Cesio può rimanere in circolo più a lungo).

3. La soglia si sicurezza posta per i cibi Giappone è attualmente 500 Bq/kg. Nuovi protocolli prevedono di abbassare da aprile la soglia a 100 Bq/kg e controllare tutti gli alimenti che mostrino valori sopra i 50Bq/kg. Questi livelli sono molto più severi di quelli dell'unione europea e paradossalmente potrebbero proibire l'importazione del cibo dall'Europa VERSO il Giappone perchè troppo radioattivi a causa di Chernobyl.
Confronto tra un rivelatore a NaI (ioduro
di sodio, alto) e germanio (basso).
Il secondo rivelatore ha una
risoluzione molto migliore del primo e
consente di separare gli isotopi
di Cs134 e Cs137

4. Quantità di cesio emesso dall'incidente di Fukushima sono presenti - in minime quantità - in vari alimenti (si veda la figura sotto  con i dati della coop o si faccia riferimento all'immenso database del sito di Unico-lab).  I cibi più "contaminati" ora in commercio - stando alle misure della coop -  sono i funghi shiitake: 21 Bq/kg (cesio 134)+30 Bq/kg (cesio 137)=51 Bq/kg di cesio complessivo.

5. Svariati alimenti (riso, pesci, funghi, cinghiali) hanno riportato valori sopra la soglia e sono stati ritirati dal mercato. Ad esempio il riso della regione di Fukushima non è stato messo in commercio e giace in migliaia di container (senza che sappiano cosa farsene). In alcuni laghi, che hanno raccolto l'acqua e le polveri depositate in un'ampia area, è stata proibita la pesca perché contenenti radiazione in quantità sopra la norma. Anche ipotizzando che qualche prodotto sia sfuggito (per errore o per dolo) ai controlli, la quantità di radiazione assorbita è trascurabile.

6. Tracce minime sono state riscontrate anche nei pesci di Shikoku (l'isola a sud est del Giappone) 6Bq/kg, segno che la radioattività si è comunque dispersa in un'area molto ampia. edit 15 marzo: Si tratta di pesce secco ed affumicato in cui l'acqua è dunque rimossa: la quantità di cesio si ritrova dunque concentrata in un volume più ristretto e sale ad un numero appena  rivelabile dagli strumenti. 

7. In conclusione va notato come la qualità e precisione delle misure si va raffinando: le misure della coop ora riportano spettrometri al germanio (Ge), con una risoluzione più elevata di quelli di ioduro di sodio (NaI). Con  gli strumenti al germanio è possibile identificare gli isotopi di cesio 134 (che ha un tempo di dimezzamento di 2 anni) e cesio 137 (con un tempo di dimezzamento di 30 anni). Viene anche riportata la soglia minima di rivelazione dei vari rivelatori, di solito 1Bq/kg. Vale la pena ribadire l'estrema precisione di questi strumenti: essere in grado di rivelare 1 Bq/kg vuol dire saper individuare il decadimento di una particella su 6*10^23 (600,000 miliardi di miliardi).




giovedì 30 giugno 2011

Tè e funghi: aggiornamento sulla contaminazione del cibo in Giappone


Anche nel mese di giugno 2011 le coop giapponesi hanno fornito ai clienti una tabella delle contaminazioni dei cibi venduti. Tutti i prodotti risultano al di sotto dei livelli di guardia (2000 Bq/kg per verdure, 500 Bq/kg  per carne e uova, 200 Bq/l per latte e acqua. In questo  post precedente la tabella completa). Lo iodio è completamente sparito per il suo rapido tempo di decadimento ma rimangono tracce di Cesio (134 e 137). Rispetto al mese scorso, i valori maggiori sono stati rinvenuti nei funghi Shiitake. I funghi (come le alghe ed i bambù) assorbono una gran quantità di materiali pesanti e possono accumulare anche sostanze radioattive. I funghi di alcune zone dell'europa dell'est contengono ancora materiale radioattivo rilasciato al tempo dell'incidente di Chernobyl. Anche se non c'è alcun pericolo nel consumare questa rinomata pietanza, è comunque preferibile evitare di darla ai bambini. 

Dati della radioattività nel cibo a giugno 2011,  i funghi Shitake (indicato con l'asterisco)  sono quelli ad aver  una quantità maggiore di radiazione, per quanto sotto la soglia. 




Questo mese il volantino non riporta il tè di Shizuoka, ma dal link al Ministero della Salute  si accede ad una miniera di dati (putroppo in giapponese) sulla radiazione contenuta nel cibo delle prefetture nipponiche. Tra i vari documenti in pdf sono presenti anche le misure sul tè della regione di Shizuoka, riportato sotto.
I valori riguardano il tè in foglie ed in polvere: i valori più alti sono 74 Bq/kq per quello appena colto e 311 Bq/kg per quello essiccato. L'apparente maggiore radioattività nel tè in polvere è solo dovuta alla minore quantità d'acqua in esso contenuto: togliere l'acqua equivale ad aumentare la densità di materiale vegetale e dunque anche l'attività per chilogrammo. Per una teiera di circa 300 ml servono  circa 6 grammi di tè, bevendo sette teiere al giorno, per un totale di 2.1 litri, si è ingeriscono appena 13 Bq, una quantità talmente piccola da  risultare difficile a misurarsi con i più sofisticati strumenti. Anche ingerire un chilogrammo di tè in polvere non avrebbe nessun effetto sulla salute (ma non sulle tasche, dato che la qualità migliore dell'oro verde può costare decine o centinaia di euro all'etto).



Misure del cesio contenuto nel tè raccolto nella regione di Shizuoka. I valori sono sotto la soglia di guardia sia per il tè  appena colto che essiccato.




Tratto ed adattato dal libro "Come sopravvivere alla radioattività", Cooper 2011

lunedì 27 giugno 2011

Contaminazione dei cibi in Giappone

Una delle preoccupazioni correnti in Giappone  è se il cibo sia stato contaminato dal materiale radioattivo della centrale. 
Anche a Tokyo i supermercati ed i negozi di alimentari riportano la regione di provenienza e garantiscono la non pericolosità dei prodotti. Una delle coop ha pubblicato alla fine di maggio questo volantino in cui è riportato il contenuto di Cesio (134 e 137) e Iodio (131) nei cibi   e la loro provenienza.

I valori sono tutti inferiori a quelli di sicurezza. Anche se per gli adulti il governo giapponese tollera 2000 Bq/kg, preferirei assumere il valore per i bambini (e per l'acqua in Italia, ad esempio) di 100 Bq/kg (o meglio Bq/l per i liquidi). 
Le regioni più vicine siano maggiormente influenzate dalla ricaduta ed accumulo di materiale radioattivo (anche se l'andamento dei venti e le pioggie rendono casuali i depositi).   Il valore maggiore lo riporta il tè della regione di Shizuoka (a sud di Tokyo), con un valore di 72 Bq/kg il 16/5/2011. 
Questo valore non è allarmante, (anche se lo Yomiuri shinbun riporta valori sino a 3000 Bq/kg) dato che il tè viene consumato in piccole quantità e solo una parte si discioglie nell'acqua. 

Al momento, almeno a Tokyo, non vi è un impatto evidente sull'economia e sui consumi,ma  le martoriate regioni intorno alla centrale stanno subendo danni crescenti: un articolo del Japan Times riporta l'incremento dei suicidi anche tra gli agricoltori e gli allevatori che hanno perso tutto a causa della radiazione. 
E' difficile prevedere l'andamento che avrà la radioattività nei prossimi mesi: il cesio 137  ha un tempo di dimezzamento di 30 anni per cui avrà bisogno di tempo per uscire dal circolo, mentre lo iodio, che decade in 8 giorni è già sparito. 

‎Sarà quindi necessario del tempo affinché il materiale radioattivo sia smaltito ed eliminato: di recente,  all'interno del sistema di trattamento delle acque fognarie  di Tokyo,  è stato misurato nell'aria un valore di 2.7 microSv/ora. Si tratta di un dato alto ma non pericoloso e comunque  contenuto alla zona interna alle strutture che raccolgono e processano le acque di decine di km quadri in  in vasconi di poche decine di metri cubi.

Aggiunta del 27/6: Il Japan Times  ha pubblicato la tabella dei limiti posti alla radiazione nei vari paesi del mondo.

Come già accennato, lo iodio pare assente dai cibi, mentre il cesio è ancora presente. Akira Sugenoya, sindaco della città di Matsumoto, nella prefettura di Nagano (e medico che ha curato i malati di tiroide in Bielorussia dopo Chernobyl), concorda nella severità dei limiti posti, ma aggiunge che è preferibile evitare  che madri incinte e bambini sotto i 14 anni consumino cibo contaminato. 

mercoledì 22 giugno 2011

Il consumo energetico in Giappone

Lo spegnimento delle due centrali nucleari di  Fukushima, e quella di Hamaoka   ha ridotto di circa 10 GW (miliardi di W)  la capacità di produrre energia in Giappone. Dato che  i reattori non sono mai funzionanti tutti allo stesso tempo una potenza nominale di 10 GW e' probabilmente più realistica. Per confronto una lampadina ad incandescenza consuma 100 W, una latrice/lavastoviglie consuma tra i 500 ed i 1000 W, e 3kW (3000 W) rappresentano i consumi massimi dell'utenza nominale casalinga.
Potenza consumata ed erogata il 22 giugno (dati TEPCO). Le barre rappresentano la potenza consumata, la curva rosa il valore atteso e quella blu i consumi dell'anno scorso.  La tacca nera a 47.3 GW è la massima potenza disponibile.
Come si vede dal grafico in figura (c'è anche un link in inglese ma è spesso non aggiornato), la potenza massima erogabile è di 47 GW a fronte di circa 40 GW di consumo (60 GW nel 2010). La differenza tra le curve blu (consumi 2010)  e rosa (consumi 2011) mostra l'effetto delle misure di risparmio energetico.
Il governo mira a risparmiare almeno il 15% riducendo i consumi delle fabbriche, diradando la frequenza dei treni, spegnendo molte luci e soprattutto l'aria condizionata.  (anche se a giugno fa già più di 32 gradi nel laboratorio).   I laboratori di ricerca, le fabbriche ed alcuni negozi hanno seguito l’esempio esponendo cartelli che attestano gli sforzi fatti per ridurre i consumi. Qualunque sia la bontà di queste scelte, l’illuminazione ridotta delle stazioni e dei luoghi pubblici conferisce alla città un aspetto crepuscolare, sotto certi aspetti più affascinante di quello asettico offerto normalmente dall’eccesso di neon accesi. 


Foto della metropolitana di Tokyo: gli schermi mostrano come la compagnia abbia potuto ridurre i consumi del 20%. Tra gli accorgimenti c'e' quello di rimuovere una parte dei tubi a neon. 

Il paradosso maggiore viene posto dalle onnipresenti Jidōhanbaiki, macchinette distributrici di bibite che popolano ogni angolo di strada ed infestano le stazioni. Vi sono circa 5 milioni di macchinette, una per ogni due dozzine di giapponesi. Questi prodigi tecnologici – ciascuno in grado di fornire bibite gelate e bollenti – consumano complessivamente 3 GW di potenza, ossia quanto produceva tutta la centrale di Fukushima I prima dell’incidente. Quasi tutti i problemi di mancanza di corrente sarebbero dunque risolti semplicemente spegnendo queste macchine; uno sforzo è stato fatto in tal senso anche se ovviamente spegnerle tutte non è possibile, dato che in un anno incassano più 50 miliardi di euro. Anche se l’illuminazione interna delle macchine è stata spenta, il grosso dei consumi è dovuto al frigorifero per raffreddare le bevande… che è accanto allo scompartimento che serve le bevande bollenti. 

A complicare la situazione energetica del Giappone si aggiunge il fatto che il nord-est (Tokyo, Sendai, Sapporo…) dell’isola utilizza corrente a 50 Hz mentre il sud-ovest (Kyoto, Osaka, Nagoya) utilizza corrente a 60 Hz.. Questa differenza di frequenza risale alla fine del XIX secolo, quando nell’ovest furono acquistati primi generatori dalla statunitense General Electric e nell’est si preferì la tedesca AEG. Il voltaggio utilizzato nelle case non ha una grande importanza, in Europa usiamo 220 V mentre in America e Giappone 110 V. Quello che si paga è l’energia consumata (pari alla corrente per il voltaggio durante il tempo in cui teniamo acceso lo strumento): un computer consuma la stessa quantità di energia sia in america che in Europa (nel vecchio continente consuma meno corrente perché il voltaggio è più alto, negli USA è il contrario). E’ estremamente complicato convertire la corrente generata da una centrale a 50 Hz in una a 60 Hz o viceversa, pertanto la carenza di energia nell’est non può essere bilanciata facendo ricorso all’altra metà del Giappone.

Resta da capire se gli sforzi fatti basteranno per evitare ulteriori black-out programmati: quelli che hanno avuto luogo a marzo sono stati gestiti in maniera poco oculata, penalizzando solo alcune zone (che hanno avuto anche 10 sospensioni di corrente) a favore di altre (non solo il centro di Tokyo). 
Unica magra consolazione è stata una splendida visione di stelle e pianeti nel cielo notturno.

(adattato ed aggiornato dal libro sulla radioattività)